LAGERTHA _ Katheryn-Winnick

Vikings: intervista al creatore e scrittore della serie Michael Hirst

Con il suo avvincente mix di battaglie sanguinolente, conflitti religiosi e personaggi convincenti, l’epico show storico televisivo Vikings attira milioni di spettatori in tutto il mondo. Abbiamo parlato con lo scrittore e creatore Michael Hirst riguardo l’adattamento di fatti storici per lo schermo e come mai il mondo sia così preso dalla “febbre vichinga” mentre la terza stagione è in pieno svolgimento…

Historyextra: Vikings è diventato estremamente popolare in tutto il mondo. Perché credi che ci sia questo appetito per i vichinghi al momento?

Michael Hirst: Be’, lascia che ti racconti una storia. Dopo che scrissi “Elizabeth” (il film del 1998 sulla vita di Elisabetta I, con Cate Blanchett), mi venne commissionata una sceneggiatura su Alfredo il Grande che combatté contro i vichinghi. Cominciai a fare ricerche sulla cultura, gli dèi e i modi democratici dei vichinghi – un sacco di cose affascinanti di cui prima non sapevo l’esistenza. Ma quando ne parlai con le persone, la loro risposta fu quasi indifferente. Facciamo ora un salto in avanti a quando ho cominciato a lavorare su Vikings (uscito nel 2013). Quando ho detto agli amici cosa stavo scrivendo, ne sono stati entusiasti. Qualcosa era cambiato e Vikings era improvvisamente diventato lo spirito dell’epoca.

Mentre facevo ricerche per la serie, ero a conoscenza di un nuovo emergente interesse. Adesso le persone sono interessate ai vichinghi molto più di quanto lo fossero 10 anni fa, anche in Scandinavia. Non c’è una risposta soddisfacente a come mai sia andata così, ma è la verità.

In ogni caso deve esserci un collegamento tra uno show di successo e l’interesse storico. Recentemente ho fatto un giro al Museo delle Navi Vichinghe a Oslo ed il curatore mi ha detto che da quando è cominciato lo show, le entrate sono duplicate. In qualche modo quindi, è stato lo show stesso a creare questo appetito. Sicuramente c’è una spiegazione più profonda che non so darti, ma sono sicuro che ci sia!

Viking series three. (© 2016 TM Productions Limited / T5 Vikings IV Productions Inc. All Rights Reserved. An Ireland-Canada Co-Production)

Viking series three. (© 2016 TM Productions Limited / T5 Vikings IV Productions Inc. All Rights Reserved. An Ireland-Canada Co-Production)

Morale, credo e valori della cultura vichinga sono completamente estranei, per tanti motivi, al pubblico moderno. Come crei personaggi da una così diversa società?

Michael HirstLe persone mi dissero che non sarei stato in grado di creare uno show di successo con i vichinghi come protagonisti, perché i vichinghi sono sempre stati visti come “gli altri” – quei selvaggi ignoranti e pelosi che arrivano nel cuore della notte, ti sfondano la porta, violentano tua moglie e tua figlia e rubano tutti i tuoi beni. Basta menzionare la parola “vichingo” che tutti questi pregiudizi vengono a galla e ricevono pareri. Ma nonostante ci siano elementi di verità in questa reputazione, per la maggior parte sono solo cliché.

La storia vichinga non è stata scritta dai vichinghi, ma dai monaci cristiani che si sono divertiti a gonfiare questi orrori, perché i vichinghi erano pagani. Avevo già fatto ricerche sui vichinghi e sapevo che ci sono cose molto più interessanti di queste, su di loro. Fecero progressi incredibilmente tecnologici riguardo la navigazione e la costruzione delle navi e trattavano le donne molto meglio rispetto ai Sassoni o ai Franchi – le donne vichinghe potevano divorziare dai mariti, possedere proprietà e governare. La società scandinava era anche molto più democratica di quella Franca o Anglo-Sassone. Inoltre i vichinghi erano persone molto legate alla famiglia – erano interessati alla famiglia più che a qualsiasi altra cosa. Sapevo che c’erano un sacco di cose come queste che non andavano d’accordo con gli stereotipi.

L’altra sfida fu trovare un eroe – un protagonista che potesse essere congeniale. Puntai su Ragnar Lothbrok perché Ragnar credeva che la sua famiglia discendesse dal dio Odino. Odino non era solo il dio del Valhalla e dei guerrieri, ma anche della curiosità e della poesia. Sacrificò un occhio per poter guardare all’interno del pozzo della conoscenza. Come discendente di Odino, Ragnar, il mio personaggio, è anche lui guidato dalla curiosità piuttosto che dal desiderio di saccheggiare, violentare o assassinare.

Più generalmente, in tutta la mia carriera è sempre stato molto difficile collegare il passato al presente. Io non vedo la discontinuità tra i due. Bisogna riconoscere che i personaggi e la natura di vari periodi storici sono diversi, ma io ho sempre tentato di trovare il favore del pubblico contemporaneo con i problemi che gli umani affrontano nelle varie società. Per esempio, Elizabeth essenzialmente era la storia di una giovane donna che ha ereditato gli affari di suo padre ed ha trovato molta difficoltà nel gestirli. Sebbene i vichinghi vivessero in un’epoca diversa e credessero in cose diverse, erano esseri umani che lottavano contro varie questioni alle quali possiamo riferirci – come problemi familiari, o ambizioni contrastanti.

RAGNAR Travis - Fimmel

Come cominci ad adattare materiale storico allo schermo?

Qualsiasi cosa faccio, comincia con ricerche storiche. Justin Pollard, il mio consulente storico, mi fornisce un sacco di materiale ed io leggo tantissimo – non solo narrazioni storiche, ma anche poesia e musica del periodo. Personaggi e trama nascono da qui. Poi comincia il lento procedimento del congiungersi con queste persone e cercare di capire qualcosa da loro.

Parlando di Vikings, una delle cose più avvincenti che abbiamo trovato sono state le saghe. Vedendola da scrittore, le saghe sono assolutamente una raccolta di tesori – sono un po’ particolari ma decisamente sorprendenti. L’altra cosa che mi ha immediatamente conquistato è stato il sistema di credenze pagane dei vichinghi e lo scontro tra paganesimo e cristianità, che sono al centro dello show.

Sono sempre stato interessato a questioni religiose e spirituali – gran parte de “I Tudors nasceva dal conflitto tra cattolicesimo e protestantesimo. Tuttavia sono rimasto veramente sorpreso dalla reazione del pubblico a questa questione in Vikings. Ho sempre presupposto che le persone avrebbero reagito di più agli elementi viscerali dello show – come battaglie, combattimenti e fisicità. Invece ne è venuto fuori che ciò che veramente li affascina, sono gli aspetti religiosi e spirituali che troviamo in Vikings – come lo scontro tra idee religiose. Sono profondamente grato di aver ricevuto questa reazione e mi chiedo se sia un segno dei tempi che corrono.

Viking series three. (© 2016 TM Productions Limited / T5 Vikings IV Productions Inc. All Rights Reserved. An Ireland-Canada Co-Production)

Viking series three. (© 2016 TM Productions Limited / T5 Vikings IV Productions Inc. All Rights Reserved. An Ireland-Canada Co-Production)

Le fonti storiche riguardo i Secoli Bui sono abbastanza scarse, le persone sanno molto poco riguardo questo periodo della storia. Ciò come regge il confronto con i tuoi lavori precedenti, ad esempio “I Tudors”?

Hai ragione, paragonato al materiale che avevo sulla corte di Enrico VIII (per I Tudors 2007-2010), la quantità di informazioni reali riguardo i Secoli Bui è molto bassa. Per me questo è sia un vantaggio che uno svantaggio. Da una parte vorrei saperne di più – vorrei che ritrovassero una nave vichinga da saccheggio a pieno carico in fondo al mare, così che potremmo scoprire un sacco di cose! Ma d’altra parte, anche se comincio sempre dai fatti storici, dovrei andare a farmi un giro con questi fatti storici e sviluppare personaggi al di fuori delle notizie che ci sono pervenute, perché spesso le notizie sono scarne.

Ho tentato in tutti i modi di non essere fantasioso. Volevamo che tutto rimanesse il più autentico possibile. Una delle domande che faccio a Justin (Pollard, consulente storico di Vikings) quando sviluppo un personaggio o una trama, è se è plausibile. Non sempre si può chiedere se è precisa, perché non lo sa nessuno, ma si può chiedere se è plausibile. Dopodiché, come scrittore, devi domandare a te stesso se sembra attendibile. Io non scrivo fantasy – questo non è Game of Thrones, non ho i draghi. Non posso inventare niente, deve essere vero. Una delle cose delle quali sono più orgoglioso è che la maggior parte delle cose che facciamo sono vere – i nostri ragazzi combattono, vogano e cavalcano veramente. Nell’ultima stagione hanno dovuto issare navi da due tonnellate su per il dirupo e lo hanno fatto veramente. Credo che se ne veda la realtà.

Hai detto di prendere spunto dalle saghe. Nelle saghe la linea tra storia e leggenda è sfocata – Ragnar Lothbrok spesso è visto in parte come mito. Come hai fatto a venirne fuori?

Credo sia giusto definire Ragnar un “personaggio leggendario” – è il primo grande vichingo ad emergere da mito e leggenda. Tuttavia, storici e accademici solitamente riconoscono che ci fu una persona di nome Ragnar. Ci sono pochi dubbi che fu una persona vivente ed ebbe un sacco di figli; semplicemente era così famoso che le saghe lo hanno inserito in più parti allo stesso tempo. Essere figlio di Ragnar Lothbrok è stato il più grande biglietto da visita del mondo vichingo per un sacco di tempo – Björn Fianco di Ferro e Ivar il Disossato erano figli di Ragnar.

Ti sei mai trovato ad un punto di conflitto tra storia e narrazione? Oppure il materiale storico è sempre stato in grado di generare narrazioni per conto suo?

Una delle cose che amo del lavorare col materiale storico è che ci sono così tante nozioni che non riesci a inventare niente. Penso che se mai fossi arrivato al punto in cui storia e narrativa si fossero trovate in conflitto, avrei realizzato che avevo preso la strada sbagliata, che avevo scritto la cosa sbagliata e che quindi avrei dovuto disfarmene.

Prima di girare la quinta stagione, in un paio di settimane ho scritto 70 ore di Vikings e mai, neanche per un momento, mi sono trovato ad aver bisogno di materiale o a dover cercare una trama. Non c’è stata difficoltà a trovare la materia prima perché è un periodo di storia molto ricco. Abbiamo a che fare con l’esplosione vichinga verso l’Europa occidentale, l’Islanda, la Groenlandia e il Mediterraneo. Lo show cresce allo stesso modo in cui crebbero i vichinghi, i loro saccheggi e la loro presenza intorno al mondo. Per esempio, nella terza stagione ricreammo il primo grande attacco vichingo, quello di Parigi (nel 845) con centinaia di navi e migliaia di guerrieri.

C’è ancora tanto da dire. Personalmente vorrei andare avanti fino al punto in cui i vichinghi scoprirono l’America. Ma quella forse è un’altra storia…

Usi diverse lingue morte nello show. Come hai affrontato la cosa?

Sì, abbiamo resuscitato quattro lingue morte – quanti show americani possono dire di averlo fatto? La prima cosa che ho deciso è stata voler far sentire al pubblico come parlavano quelle persone. Ma poi c’è stato un problema con queste lingue – cominciando con il norvegese antico, l’anglosassone e il latino – perché non volevamo che venisse tutto sottotitolato.

Dato che Vikings era stato scritto per un pubblico americano, la lingua principale doveva essere l’inglese. I protagonisti – i vichinghi – dovevano parlare inglese, ma con una leggera intonazione vichinga. Il nostro primo regista, Johan Renck, era svedese. Quando qualcuno mi chiedeva come parlare, gli rispondevo di parlare come Johan. Così abbiamo assaggiato il tono scandinavo. Il primo pezzo a più lingue che ho scritto è stata la scena in cui i vichinghi arrivano in Inghilterra ed incontrano un gruppo di soldati Sassoni. È un vero evento storico che ha causato un malinteso – queste persone si incontrano sulla spiaggia in Northumbria e non si capiscono, fatto che ha portato alla violenza. Volevo che il pubblico lo comprendesse, così ho fatto parlare l’anglosassone ai Sassoni e il norvegese antico ai Vichinghi e abbiamo messo i sottotitoli.

La cosa si è fatta molto interessante quando Justin ha chiesto agli accademici di tradurre gli scritti in quelle lingue morte. Per esempio, quando i vichinghi hanno attaccato i Franchi, ci siamo resi conto che i Franchi parlavano una lingua che non esiste più, il francese antico. Non assomiglia per niente al francese, assomiglia più al tedesco. Non potete immaginare quanto sono stati eccitati gli accademici di riscrivere in francese antico! Erano così tanto deliziati che erano in disaccordo su come avrebbe dovuto suonare.

Anche se includiamo solo una piccola parte delle vere lingue, sono comunque molto importanti. Fa tutto parte della struttura dello show, così come tentare di far apparire musica e costumi il più autentici possibile.

LAGERTHA Katheryn Winnnick Ragnar

Pensi dunque che la “febbre vichinga” durerà a lungo?

Sì, lo spero. Spero che la serie abbia scatenato un nuovo interesse. È stato difficile per gli scandinavi vantarsi della loro discendenza vichinga quando tutti credevano che i vichinghi fossero cattivi. Ma ora va bene esserne orgogliosi e va bene festeggiare di esserlo – ora ne parlano tranquillamente in pubblico e hanno dovuto reclamare la loro storia. Inoltre ci sono un sacco di nuovi scavi di insediamenti vichinghi in Canada e in tutta la Scandinavia. Io credo che durerà.

Le cose che ho scritto non sono create per essere educative, ma se la serie aprisse gli occhi alla gente e li portasse a sviluppare interesse verso i vichinghi, sarebbe fantastico.

Tradotto da: Ilaria I.
Fonte: Historyextra