vikings

Vichinghi, Normanni, Uomini dei Frassini

In questo articolo ci occupiamo dell’origine della parola vichingo.

Vichinghi, Normanni, Uomini dei Frassini

La parola vichingo non ha trovato finora una spiegazione sicura: tanto più ci si è quindi arrovellati per interpretarla. Qualcuno ha visto all’origine di vichingo l’anglosassone wic (dal latino vicus), che, come il franco wik, indica mercato o posto di commercio; secondo tale etimologia, i vichinghi sarebbero dunque dei mercanti, dei commercianti, opinione sostenuta con particolare calore dal linguista norvegese Sophus Bugge, editore dell’Edda. Lo svedese Elis Wadstein, pure partendo dalla base latina vicus, identificò i vichinghi come ‹‹abitatori di città››, insistendo particolarmente sul rapporto con sliaswic, l’antico nome di Schleswig, la città sullo Schlei, in cui egli credette appunto di scorgere il luogo di origine del termine ‹‹vichingo›› (secondo lui, dunque: sliaswicinger).

Ma gli ètimi del Bugge e del Wadstein, per suggestivi che possano apparire al primo sguardo, hanno trovato pochi consensi. Anche il tentativo di designare i vichinghi semplicemente come figli della provincia norvegiese di Vik ha resistito solo per poco al fuoco di fila di una critica collegiale; e così pure la stiracchiata ipotesi che vichingo fosse da riportarsi al verbo vige (= ritirarsi), donde vichingo significherebbe pirata ‹‹che riesce a sottrarsi con il bottino››. Né miglior sorte ebbe l’idea di collegare vichingo con wikan (= foca), secondo cui i vichinghi sarebbero stati nel complesso appassionati cacciatori di foche.

Se fino a oggi non si è riusciti a trovare una spiegazione soddisfacente, non ultima ragione è il fatto che nelle lingue nordiche troppe parole suonano allo stesso modo. Poiché vik significa anche baia, molti linguisti vogliono il vichingo un pirata ‹‹che sta in agguato nelle baie››. Anche il termine vig (= battaglia) è stato citato, con il comodo rimando all’inconsueta bellicosità dei vichinghi che, pur di combattere, sfidavano tutti i pericoli di questo mondo. Il linguista Fritz Askeberg infine rimanda al maschile viking, un corsaro che ‹‹sta lontano dalla patria per un lungo viaggio››, senza dubbio una delle più citate passioni vichinghe; ma anche il femminile viking accenna a tale caratteristica tipicamente vichinga, e si può tradurre, a seconda del senso, con ‹‹deviazione››, ‹‹escursione›› o ‹‹lontananza››; termini, osserva il Brøndsted, che ‹‹contengono il nucleo essenziale›› del concetto di vichingo, ‹‹col quale si connette sempre un lungo viaggio per mare e una lunga assenza dalla patria››.

Vichinghi

Senza contare che i pirati scandinavi provati ai venti e alle tempeste non erano noti solo col nome di vichinghi: in franco erano detti normanni, cioè uomini del nord. Adamo di Brema, lo storico della missione nordica, li chiama ascomanni, cioè ‹‹uomini dei frassini›› (Esche = frassino), certo per la ragione che prediligevano questo tipo di legno per le loro navi. Gli irlandesi li conoscevano come lochlannach, cioè appunto ‹‹gente del nord››; gli slavi li chiamavano rus, dal finnico ruotsi, ‹‹uomini coi remi››; e gli arabi, certo più civilizzati ma non per questo migliori dei vichinghi, li gratificarono di madjus, cioè demoni pagani.

Una ricca messe di nomi, insomma; i quali mostrano due cose: primo, che i vichinghi non erano davvero degli stinchi di santo; secondo, che provenivano dal nord europeo (Danimarca, Svezia e Norvegia), e che avevano per patria la grande penisola scandinava con le sue ripide montagne, i suoi fiordi profondi e le sue coste frastagliate: il grande ponte terrestre tra il Baltico e l’Atlantico.

Fonte:
Rudolf Pörtner – L’Epopea dei Vichinghi