Varyags of Miklagaard - dalle canzoni alla storia

Varyags of Miklagaard – dalle canzoni alla storia

Varyags of Miklagaard – Amon Amarth

Testo della canzone:

Miklagaard has been our home
For twenty years or more
We’ve lent our axes, spears and swords
In service of the emperor

We are loyal warriors
That’s the oath we gave
To protect the emperor
Even to a violent grave

Our loyalty was always firm
We kept our given word
On these southern battlefields
Our northern war cries roared

Battles have been fought
Many gave their lives
But all who died by axe and sword
Were called to hall up high

Our time here
Is now at end
Can’t help but reminisce
A cold spring day
So long ago
When we set out to sea

We set out from Svitjod’s shores!
With dreams of fame and gold!
And the work of weaving Norn’s,
Was unknown

We were loyal warriors
That’s the oath we gave
To protect the emperor
Even to the grave

It’s time to take farewell
We have been resolved
From the sacred oath we gave
It’s time to go back home

Out time here
Is now at end
Our memories will stay
Of Miklagaard
Our southern home
Until the end of days

We set out for Svitjod’s shores!
With honor and rewards!
We return back home!

Guardia Variaga: I Vichinghi di Bisanzio

Contesto storico

La storia della Guardia Variaga iniziò negli anni bui dell’Alto Medio Evo. Poco prima dell’anno Mille, Roma non è più da ormai tre secoli, e sull’Occidente Cristiano è tramontato da poco il tentativo carolingio di ridare unità all’Europa. Era un mondo oscuro, pervaso da un forte misticismo che permeava tutta la società e che da lì a poco avrebbe generato un’ondata di superstizioso terrore sull’avvicinarsi del Giudizio Universale allo scoccare dell’anno Mille.

Da un punto di vista politico nel 962 d.C. Ottone I di Sassonia restaurò la corona Imperiale dando vita al Sacro Romano Impero Germanico, ma il suo era un potere che si reggeva da una parte sulla delicata convivenza con l’autorità papale, che rivendicava diritti di superiorità morale e giuridica del potere spirituale su quello temporale, dall’altra con la precaria fedeltà dei feudatari, che ambivano ad ottenere un potere più ampio sulle terre date loro in concessione, in particolare puntando ad acquisire il diritto di lascito al primogenito.

Questa era sommariamente la situazione dell’Europa Occidentale poco prima dell’anno Mille. Molto diverso era ciò che accadeva ad Oriente.

Ad est si ergeva, all’apogeo del suo splendore, la vera superpotenza dell’Alto Medio Evo, l’Impero bizantino. Erede diretto dell’antico Impero Romano, il basileus di Costantinopoli dominava a quel tempo su un regno che andava dall’Italia meridionale a ovest all’Armenia ad Est, fino ad Aleppo e a parte della Terra Santa. Tuttavia durante il periodo della cosiddetta dinastia Macedone avvenne una progressiva balcanizzazione dell’Impero, conseguenza della perdita di potere in Medio Oriente e Nord Africa ad opera dei mussulmani e in Italia dei Normanni. Ma se la guerra contro il Regno dei Bulgari fu lunga e cruenta, a nord la convivenza con le popolazioni slave dei principati russo-ucraini si svolse tutto sommato pacificamente, segnata solo da sporadici conflitti di confine. È in questo periodo, durante il regno di Basilio II, che nacque la Guardia Variaga.

La legione straniera degli imperatori bizantini

La storia della nascita della guardia variaga è piena di complicazioni guerresche e scorrerie, furori e contrasti con tribù sediziose, e regolari campagne contro la potente Bisanzio. Tanto per nominare le principali:

  • 865: Il gran principe Helgi (in russo: Oleg), del clan familiare dei Rurik, allestì una spedizione contro Bisanzio, capitale dell’impero romano d’Oriente, assediandola l’anno seguente e portandosi a casa un trattato commerciale in base al quale i mercanti variaghi ottenevano di aprire i loro empori dinanzi alle mura della città;

  • 907: I variaghi compaiono la seconda volta davanti alla residenza degli imperatori greci, mettono (secondo la drammatica, ma poco credibile testimonianza della Cronaca di Nestore) le loro navi su ruote, quindi fan vela dritti sulla città cinta di mura con vento talmente favorevole in poppa, da indurre i bizantini a firmare alla svelta un trattato d’amicizia;

  • 913-14: I variaghi con cinquecento navi arrivano, dal Mar Nero, oltre la stretta lingua di terra fra il Don e il Volga (all’altezza di Stalingrado), al Caspio; di dove passano a saccheggiare l’Iraq e l’Azerbaijan;

  • 941: Il figlio di Rurik, Ingvar (in russo: Igor), allinea una forte flotta sotto Bisanzio: senza successo perché le sue navi divampano sotto il fuoco greco (sorta di cocktail-molotov di nafta pece e zolfo, da lanciarsi con frecce, giavellotti e cerbottane di rame);

  • 944: Ingvar muove con un forte esercito di cavalleria su Miklagard-Bisanzio, dove si guadagna, come il predecessore Helgi, un pingue trattato commerciale che assicura importanti privilegi ai mercanti variaghi (il testo, restituitoci dalla Cronaca di Nestore, è interessante anche dal punto di vista linguistico, perché, proprio come il documento del 907, contiene, da parte rusia, quasi esclusivamente nomi di origine nordica).

Il quadro muta però nel 970. I guerrieri nordici, apparsi fin qui solo in qualità di nemici dinanzi alle mura e agli impianti portuali dell’aurea Bisanzio, passano in numero sempre crescente al servizio sicuramente lauto dei Cesari greci. Come pretoriani dei sovrani bizantini, i variaghi – termine che significa o “i rauchi” o anche qualcosa come federati, difensori, seguaci – assolvevano importanti funzioni di responsabilità alla corte. Guardie del corpo imperiali, formavano il nucleo dell’esercito bizantino. Questa efficiente Legione straniera difese l’impero greco con abnegazione in numerose battaglie, soprattutto contro arabi e bulgari; il suo comandante era nello stesso tempo aiutante generale di campo dell’imperatore e depositario, in sua assenza, delle chiavi delle porte cittadine.

Uno dei comandanti fu Aroldo lo Spietato che, dopo esser stato esattore imperiale delle imposte nel distretto di Kiev, capo della “Guardia svedese” alla corte bizantina e generale di campo dell’imperatore greco, cadde come Re di Norvegia nella lotta per l’Inghilterra. Aroldo lo Spietato è il prode emblematico dell’età eroica del nord, nel quale prese forma l’enorme vitalità dei popoli scandinavi. Il loro talento militare e la loro audacia, il loro istinto felino e la disponibilità a rischiare sempre e comunque la vita anche per un magro compenso, sono doti di dubbio valore, ma li portarono a stringere in pugno l’Europa intera, insegnandole la paura.

Allorché mezzo secolo dopo si trovarono di fronte nelle battaglie per Durazzo i normanni di Roberto il Guiscardo, e i variaghi dell’imperatore bizantino, i vichinghi dovettero sembrare veramente onnipresenti fra il Volga e l’Atlantico.

Ma a quell’epoca essi erano già penetrati da tempo anche al di là dell’Atlantico nell’emisfero occidentale: in America.

La guardia variaga

Sotto il nome di “Guardia Variaga” (in greco Τάγμα των Βαραγγίων ) va quel corpo militare che costituì la guardia personale della famiglia imperiale a partire da Basilio II in poi, la cui particolarità fu di essere formata da soldati mercenari provenienti dal nord Europa. La parola “Variago” viene infatti dal Norreno e può significare a seconda delle traduzioni “fiducia”, “legato da giuramento di fedeltà” o semplicemente “alleato”. La nascita di questa peculiare formazione militare risale all’anno 988 dopo Cristo: in tale data avvenne la conversione al Cristianesimo del regno di Rus, incentrato sull’attuale Kiev, nel quadro di un più vasto accordo politico con l’Impero bizantino. In seguito alla sconfitta in guerra di suo padre, re Vladimir dovette sottostare ad un trattato con Costantinopoli che comprendeva, oltre alla conversione del suo popolo, il matrimonio con la sorella dell’imperatore Basilio e l’obbligo da parte dei Rus di fornire aiuto militare ai bizantini, se questi ne avessero fatto richiesta. Questa clausola prese corpo nell’invio di una forza di circa 6000 variaghi a Costantiponoli, che l’Imperatore usò per reprimere la rivolta del generale Barda Foca. Questi 6000 soldati erano i discendenti di quelle popolazioni vichinghe che una generazione prima erano migrate dalla Svezia verso le steppe dell’Europa dell’Est, fondando una serie di regni e principati che vengono oggi considerati il nucleo primigenio della nazione Russa: il regno di Rus era, all’epoca, il più importante fra questi, anche grazie all’amicizia con Bisanzio, che ne aveva favorito lo sviluppo.

L’armata variaga seguì Basilio II nelle sue campagne in Georgia ed Armenia, dove si distinse nuovamente per il valore e l’abilità nel combattere a tal punto da guadagnarsi il posto di guardia pretoriana dell’Imperatore. Il comandante della Guardia aveva il grado di Aκόλουθος (letteralmente “Colui che segue”), che aveva il compito di vigilare sulla persona dell’Imperatore stando al suo fianco nelle occasioni ufficiali in qualità di guardia del corpo. Le ragioni di questa scelta non furono però solo di carattere militare: la corte di Costantinopoli da sempre era celebre per i suoi continui intrighi e schermaglie fra fazioni rivali in lotta per il potere, e non era affatto raro che lo stesso Imperatore venisse deposto e accecato per essere sostituito sul trono. La necessità di poter disporre di una guardia personale affidabile, non legata a nessun potere locale e leale al suo datore di lavoro spinse Basilio a rivolgersi a truppe mercenarie, e i soldati variaghi furono la sua scelta, dopo l’ottima prova di se sui campi di battaglia.

Nella storia bizantina non si trattò per altro di una eccezione: prassi consolidata dell’Impero fu quella di includere nelle fila delle sue truppe mercenari provenienti da oltre limes, spesso anche da popoli che erano stati in conflitto con Costantinopoli. Al tempo delle invasioni barbariche avevano servito come mercenari Goti, Unni, Vandali, Avari, Slavi. In tempi più vicini al periodo di cui si tratta qui Turchi Selgiuchidi, Sassanidi, Bulgari ed Ottomani erano o erano stati al soldo di Bisanzio. Queste truppe di ventura vennero chiamate Ἑταῖροι (Hetairoi), “Compagni” in greco antico, strutturate su compagnie Grandi, Medie e Piccole esattamente come i soldati regolari bizantini e guidate da Comandanti di Compagnia.

Per più di cento anni il reclutamento nelle file della Guardia fu appannaggio di uomini provenienti dalla Nazione Vichinga. All’originale nucleo di soldati Rus, molto presto cominciarono ad unirsi uomini provenienti da tutto il Nord ed Est Europa: i primi furono Scandinavi di Norvegia e Svezia, seguiti da quelli d’Islanda. Leo di Ostia, nella sua “Chronicon Monasterii Cassinensis” affermò che l’armata giunta in Italia nel 1009 era formata, per quanto riguarda la Guardia Variaga, da “Dani, Rossi e Gualani”: i primi due identificano due stirpi di guerrieri tipiche della composizione storica del reparto, ovvero Danesi (intesi come provenienti dalla Scandinavia tutta) e Russi. Ma il terzo termine, “Gualani” identifica un insieme di altri popoli che comprendevano persino Gallesi e Polacchi. La fama della Guardia era infatti altissima in tutti i territori gravitanti intorno all’asse Inghilterra-Scandinavia, all’epoca saldissimo per l’ampia influenza militare e politica che i Vichinghi avevano su tutto il Mare del Nord. Servire fra i Variaghi era considerato un onore che veniva tramandato di padre in figlio, e non era raro che fra loro vi militassero Principi e figli di importanti condottieri.A partire dall’ XI secolo avvenne un fatto di notevole importanza nella storia del corpo: cambiò infatti in maniera significativa la composizione etnica della Guardia: la parte Russo-Vichinga calò in maniera sensibile per essere rimpiazzata da quella Anglo-Sassone. Quest’avvicendamento fu il frutto del mutamento in atto nel quadro politico del Nord Europa del tempo, dove si era ormai giunti alla fine dell’epopea vichinga: questo popolo di navigatori aveva iniziato un irreversibile processo di sedentarizzazione, conseguenza del prolungato contatto con il regno inglese dei Sassoni da una parte e la nascente nazione francese dall’altra. Se nelle terre natie di Svezia, Norvegia e Danimarca diedero vita a nuovi regni nazionali, più stabili da un punto di vista politico e organizzativo delle precedenti entità vichinghe, in Russia, Francia del Nord e Italia meridionale si fusero con le popolazioni locali. Il risultato di ciò è che nel 1066 Guglielmo il Conquistatore, duca di Normandia e discendente di popolazioni vichinghe sedentarizzatesi, occupò il trono d’Inghilterra, scacciandone i precedenti occupanti Anglo-Sassoni, i quali furono costretti a lasciare le isole Britanniche. Molti di questi profughi si rifugiarono nell’Impero bizantino, entrando come mercenari nella Guardia Variaga.

La Guardia si distinse durante la campagna del 1122 contro i Peceneghi o Patzinak, una popolazione nomade di ceppo turco che aveva attraversato il Danubio invadendo le regioni Occidentali dell’Impero. Le truppe regolari avevano bloccato gli invasori nel loro accampamento a Beroia, nell’attuale Bulgaria, ma non erano riuscite a venire a capo della resistenza nemica. Sotto la guida dell’Imperatore Giovanni II Commeno la Guardia irruppe nell’accampamento nemico sfondando le linee barbare e costringendo i Peceneghi alla fuga per evitare il massacro.

La storia della Guardia Variaga seguì quella dell’Impero d’Oriente, e la lenta decadenza della Seconda Roma coinvolse anche le truppe scelte poste a difesa del sovrano. La riduzione del territorio imperiale andò di pari passo con la decadenza politica della corte di Bisanzio, sempre più invischiata in lotte intestine per il potere e incapace di resistere alle forze del cambiamento in atto. Lo Scisma del 1054 privò l’Impero del supporto del Papato e dei Regni cristiani d’Occidente, lasciandolo da solo a fronteggiare la marea mussulmana che incalzava da Oriente, mentre i Normanni estromettevano definitivamente dall’Italia meridionale le truppe bizantine proprio con l’appoggio di Roma. Nel 1071 a Manzikert le truppe dell’Imperatore Romano IV furono sconfitte dai Turchi Selgiuchidi, che ottennero il controllo di buona parte dell’Asia Minore, la parte più ricca dell’Impero. Nel 1204 le forze Crociate aiutate dai Veneziani conquistarono Costantinopoli dopo una dura battaglia per le vie della città, instaurando un debole Impero Latino e indebolendo drasticamente i Bizantini in modo irreparabile. Dopo la caduta di Costantinopoli per mano Crociata la Guardia Variaga venne sciolta e non più ricostituita come forza combattente significativa, anche in conseguenza dell’inesistenza di forze armate imperiali degne di nota, sopratutto a seguito della frammentazione dell’Impero Latino in tre stati bizantini più formalmente autonomi ma deboli militarmente: l’Impero di Nicea, il Despotato d’Epiro e l’Impero di Trebisonda.

Le ultime citazioni sull’esistenza dell’unità sono in alcune fonti che riportano come alcuni reduci servirono sotto l’Impero di Nicea e il Despostato fra il 1205 e il 1261, mentre altri difesero la città di Ainos dall’assedio Bulgaro del 1265: testi del 1351 parlano della partecipazione di un reparto chiamato Guardia Variaga a cerimonie ufficiali in qualità di guardia del corpo dell’Imperatore Giovanni V.

La guardia variaga nella cultura moderna

  • La band melodic death metal Amon Amarth ha dedicato loro una traccia dal loro album Twilight of the Thunder God, intitolata Variags of Miklagaard, “Variaghi di Costantinopoli”, nella quale i Variaghi sono descritti come fedeli guerrieri, e il loro grido di battaglia “tonante nei campi del sud”.

  • Nella canzone Pursuit of Vikings degli Amon Amarth il testo dice che i vichinghi lasciano la propria famiglia per andare a combattere per dei ricchi signori dell’est.

  • Anche i Turisas hanno parlato di questo corpo scelto bizantino: l’album The Varangian Way è interamente dedicato loro.

Fonti: 
wiki
historiabelli
ilcontemezzocuore
lainfinitastoria
Rudolf Pörtner – L’Epopea dei Vichinghi