La Tradizione delle Arti Marziali Nordiche

La Tradizione delle Arti Marziali Nordiche

La lotta continua contro le più opprimenti difficoltà, quale ad esempio il vivere in terre di ghiaccio e neve, richiedeva una forte fiducia in se stessi e, se necessario, la disponibilità a morire altruisticamente per la famiglia e per i compagni, facendo talvolta appello a quelle riserve di forza soprannaturale che si trovano dentro ciascuno di noi.

Per poter compiere queste imprese di volontà era necessario un severo addestramento all’autocontrollo, paragonabile a quello usato nelle arti marziali orientali. Questo atteggiamento si manifestava nella tradizione guerriera, che poi si trasformò nella Cavalleria e infine dovette cedere il passo alla formazione degli eserciti permanenti e alla tecnologia delle armi da fuoco.
Nelle saghe Tedesche e Norvegesi, come anche nella letteratura Arturiana, è rivelata l’esistenza di due culti principali all’interno della tradizione guerriera, quello del lupo e quello dell’orso, ed un culto minore, ma ugualmente regale, dedicato al cinghiale. meglio conosciuti attraverso i gruppi di guerrieri che li distinguevano: i Berserkers, gli Ulfhednar e i Svinfylking.

“Berserker” by bakarov

Al giorno d’oggi, la frase “going berserk” (espressione inglese) viene usata quando qualcuno è assalito da un furore indomabile e attacca alla cieca cose e persone con una forza apparentemente sovrannaturale. In origine, “to go berserk” significava andare in battaglia indossando una “camicia di pelle d’orso”, ciò era il segno distintivo del Berserker, un praticante di arti marziali che, pur essendo privo d’armatura, era tanto forte e feroce da essere temuto dagli avversari. Attraverso la pelle d’orso, egli attingeva alla forza dell’orso, quel potere sovrumano che nelle arti marziali orientali si manifesta come ki, mentre nella tradizione Nordica è l’Önd. La forza dell’orso era una tecnica insegnata dai maestri, l’allenamento per riuscire ad incanalare l’Önd prevedeva l’impresa del bear’s warmth, in cui, pur sedendosi scarsamente vestiti o nudi sulla neve invernale, arrivavano a non soffrire più il freddo. Si pensa che ad essi sia attribuito il potere dell’hamrammr o del cambiamento di forma, ciò riguardava l’aspetto sciamanico della loro particolare forma di Arte Marziale Nordica. Per la loro prodezza marziale, i Berserkers erano i combattenti principali degli eserciti dei re Norvegesi pre-Cristiani.

Rappresentazione di una coppia di Ulfhednar

L’Ulfhednar indossava sul giaco delle pelli di lupo (vargstakkar, camice di lupo) e, a differenza dei Berserkers, che lottavano a squadre, entrava in combattimento da solo, come i guerriglieri. Vi erano anche gli Ulfhamir che combattevano senza alcuna armatura, come i Berserkers. Molti esemplari di questa tradizione ci vengono mostrati in antichi dipinti e statue, guerrieri con teste di lupo armati di lance. Come per i Berserkers, le loro tecniche erano dense di pericoli, soprattutto per i non iniziati. Il “linguaggio del lupo” è una forma di richiamo simile al Kiai delle arti marziali orientali, che ha l’effetto di abbassare momentaneamente la pressione sanguigna degli avversari, consentendo al guerrieri di colpire.

Elmo con Cinghiale in cima, simbolo dei guerrieri Svínfylking

I “boar-warriors”, guerrieri-cinghiale, combattevano in una formazione nota come Svínfylking, “Testa del Cinghiale”, ovvero un cuneo con due campioni (detti rani) in prima fila. Erano ottimi conoscitori del terreno, ed erano dunque esperti in travestimenti e fughe. Come i primi due gruppi di guerrieri, anche loro facevano uso della forza soprannaturale di questo animale come fondamento della loro arte marziale.

Le gesta di questi guerrieri sono narrate in tutta la vasta produzione letteraria nordica, e ci raccontano che questi uomini avevano subìto un tirocinio fisico e spirituale paragonabile alle più conosciute Arti Marziali Orientali, e le loro gesta straordinarie. Alcune tecniche, come il fermare una freccia in volo e abbattere un cancello con un soffio, erano conosciute e praticate sia in Oriente che tra le popolazioni Nordiche, vi è quindi un misterioso collegamento tra le due tradizioni, così lontane geograficamente eppure così simili.

Scritto da:
Tre Volte Nera

Fonti:
La Tradizione Nordica, Nigel Pennick
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