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La storia ci parla di massacri e razzie, ma i vichinghi erano davvero così terribili?

Secondo molte fonti, i guerrieri scandinavi uccidevano i nemici fra mille tormenti e non facevano prigionieri ma per uno studioso di Yale, la verità storica è molto più complessa.

Uno degli eventi più rinomati della storia vichinga è sicuramente l’assalto alla città di Nantes, in quella che oggi è la Francia occidentale, nel mese di giugno 843 d.c. dove questi non diedero speranza nemmeno ai monaci asserragliati nella cattedrale della città.

Molti sacerdoti, chierici e laici, secondo una racconto di un testimone, furono vittime della loro furia. Tra gli uccisi, mentre celebrava la Messa, ci fu anche un vescovo al quale in seguito venne concessa la santità.

Per i lettori moderni l’attacco sembra mostruoso, anche per gli standard di guerra medievale. Ma le parole di un testimone sembrano diverse da quelle spesso utilizzate dagli altri suoi contemporanei, scrive Anders Winroth, professore di storia e autore del libro “The Age of the Vikings, che aggiunge un dettaglio in più in quanto ritiene l’esagerazione una caratteristica tipica degli scritti europei.

L’attacco di Nantes esaminato in maniera più accurata ci mostra “un’immagine più ragionevole”. Dopo aver affermato che i Vichinghi avevano ucciso “l’intera moltitudine”, per esempio, il testimone si contraddice notando che alcuni chierici sono stati fatti schiavi. E altre persone venivano lasciate vive, tra i “molti di coloro che erano sopravvissuti al massacro”, in modo da ricevere un riscatto se li restituivano alle loro famiglie.

Winroth è tra gli studiosi che credono, a parte il trattamento riservato a monaci e sacerdoti, i Vichinghi non più assetati di sangue di altri guerrieri del periodo ma ritiene che abbiano sofferto questa fama in parte perché hanno attaccato una società più colta e inoltre perché erano pagani.

La fama di gente selvaggia attribuita ai Vichinghi proviene anche dalle pratiche barbare che si dice questi esercitassero. Molti ricorderanno “il rito dell’aquila di sangue” (Il rito era così chiamato per la forma di un’aquila, assunta dalla vittima, la cui gabbia toracica veniva recisa e i polmoni posti sulle spalle) messo in scena nell’episodio “Blood Eagle” della seconda stagione di Vikings.

Rito dell'aquila di sangue

Rito dell’aquila di sangue

Ma Winroth ritiene che l’aneddoto derivi da una lettura erronea dei versi, grammaticalmente ambigui e metaforicamente ricchi, scritti dai cosiddetti “scaldi” (Skáld in norreno e islandese era un poeta, bardo, consigliere di corte e guerriero).

La poesia scaldica è piena di uccelli, tra cui aquile, che banchettano sui corpi dei nemici. Letture grammaticali dubbie, delle saghe scandinave, scritte secoli dopo le incursioni vichinghe, vedono trasformati i graffi di un’aquila sulla schiena di un uomo in un’aquila scolpita su di essa.

Ulteriori licenze creative possono essere riscontrate, infatti Winroth vuole indagare anche sulla figura dei “berserker”, guerrieri apparentemente quasi psicopatici, in prima linea negli attacchi vichinghi e immuni al dolore. Le liriche più colorite aggiungono che masticavano il cibo sui loro scudi e mangiavano carboni ardenti. Winroth sostiene che negli scritti con riferimenti al berserker, questi uomini hanno caratteristiche scaturite dalla fantasia degli autori.

La violenza dei Vichinghi si rifletteva soprattutto nelle razzie o almeno questo è quello che gli storici ci hanno detto a riguardo. eppure Winroth sostiene che il loro scopo era quello di costruire fortune personali e rafforzare il potere dei loro capi.

Una prova può essere riscontrata nella “battaglia di Maldon” in Inghilterra dove un messaggero vichingo gridò a 3.000 soldati sassoni o più riuniti:

E’ meglio per voi concludere questa battaglia con un omaggio … e non ci sarà bisogno di uccidersi a vicenda“.

Gli inglesi decisero di combattere, e furono sconfitti, come chiunque altro, i vichinghi preferiscono vincere per via negoziale che rischiare una perdita, dice Winroth.

I Norvegesi erano commercianti prodigiosi, vendevano pellicce, zanne di tricheco e schiavi arabi in Oriente. Winroth si spinge fino a sostenere che i Vichinghi diedero uno stimolo monetario necessario per l’Europa occidentale in un momento cruciale. Il commercio norvegese ha portato ad un afflusso di monete tale da contribuire al passaggio verso una economia di scambio al posto del baratto.

Anders Winroth nato in Svezia, professore di storia medievale all’università di Yale, ha cercato di andare oltre il mito intraprendendo una via indiretta per diventare uno studioso dei Vichinghi.

Adesso la parola passa a voi, cosa ne pensate? Lasciate un commento per discuterne insieme.

Scritto da:
Dovahkiin

Fonti:
NationalGeographic
The-Age-of-The-Vikings

ENGLISH:

Why were the Vikings so dangerous?