Forma e trasformazione del guerriero nordico Pt. 4a - Storie dai Nove Mondi

Forma e trasformazione del guerriero nordico Pt. 4a – Storie dai Nove Mondi

I pazzi del rischio calcolato – Sotto la bandiera dei corvi di Odino

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 L’equipaggiamento dei guerrieri vichinghi era parte essenziale dei loro successi. L’arsenale delle armi da offesa comprendeva, accanto alla <<spada reale>>, ascia e clava, giavellotto e lancia, arco e freccie; le armi da difesa erano scudo, elmo e corazza.

La spada era lo status symbol del libero, l’arma magica per eccellenza. Canti scaldici ed epopee hanno intessuto <<un’intera corona di favole>> attorno allo strumento più prezioso e personale della combattività nordica. L’Edda celebra sette volte Gram, la spada di Sigurd, brillante come il sole e tanto affilata da tagliare un fiocco di lana sulla superficie di un fiume; Egil Skallagrimsson loda la sua Dragavantil; un mito svedese la spada Tyrfing forgiata dagli gnomi, che la scudiera Hervör, dopo varie imprese, toglie dalle mani del morto eroe per portarla nelle terre eterne di guerra e rapina.

In altre parole, i vichinghi tributavano un vero e proprio culto alle loro spade; gli conferivano nomi altisonanti e radiosi, ne amavano con fervore religioso l’acciaio brillante e le caricavano di allusioni erotiche nella loro cruenta poetica, al punto da lasciar credere che non se ne separassero mai e se le ponessero accanto sul giaciglio notturno.

La scienza, a questo proposito, dispone non soltanto di impressioni poetiche, ma anche di materiale didattico. La sola terra norvegese ha restituito infatti più di duemila spade nordiche, mettendo gli archeologi in grado di individuare una vera e propria tipologia della spada con più di venti gruppi: tutti caratterizzati, però, dalla lama a punta e generalmente a doppio taglio, traversata al centro da una scanalatura o da un solco.

Le lame migliori provenivano dalla Renania franca, dove, nel <<triangolo del ferro>>, fra Colonia, Solingen e Siegen, lavoravano i più prestigiosi forgiatori d’armi europei. Gli spadari renani producevano un acciaio eccellente ed erano esperti nell’arte della damaschinatura. Secondo la descrizione tecnica di James Mann, le lame d’acciaio risultavano <<dalla saldatura di varie strisce metalliche, le quali venivano poste una nell’altra e tagliate in dischi sottili e poi martellate finché, battute e piegate, formassero un tipo di metallo uniforme per tutto lo spessore>>.

vikingwaffen

Poiché le officine nordiche dell’epoca non potevano fare concorrenza ai prodotti di un simile procedimento — lame lustre, scintillanti, ben modellate — tanto più si sbizzarrivano nelle decorazioni. Loro specialità erano le impugnature (guardamani, else, còdoli, pomi), che decoravano riccamente a seconda del benessere e della posizione sociale del cliente: cesellate, damaschinate, inargentate, dorate e intarsiate. La spada ideale del notabile vichingo era dunque di lama franca con impugnatura nordica.

Chi poteva permetterselo, si faceva ornare anche le ghiere triangolari di bronzo sulla parte superiore del fodero. Il quale ultimo era di legno battuto in cuoio, e si fissava al corpo mediante fibbie e fermagli. Da una cintura di cuoio pendeva pure il coltello da pasto a un taglio, che il vichingo si portava costantemente dietro, ultima ratio del guerriero nel corpo a corpo.

Ciò che rappresentava la spada per i capi dalla borsa ben fornita e per i superbi maggiorenti delle Sippe, era l’ascia per il guerriero comune. Facile a farsi e poco costosa, e variamente utile anche nella vita di tutti i giorni, l’arma polivalente dal lungo manico e dalla lama larga (che già aveva contrassegnato una cultura preistorica), visse in epoca vichinga una seconda giovinezza. nelle cronache monastiche essa appare addirittura il simbolo della ferocia sanguinaria pagana.

Gli archeologi, dai depositi riccamente forniti anche di asce, distinguono due tipi principali: l’ascia barbata già in uso nell’VIII secolo, <<dal filo piegato all’ingiù come un pizzetto>>, e l’ascia a lama larga, <<rialzata ai margini>>, secondo Brønsted <<spesso di acciaio particolarmente indurito e saldato>>, che fece però la sua entrata trionfale solo sul volgere del millennio. Campi di manovra in miniatura dei fabbri decoratori nordici, ambedue i tipi hanno fatto non solo la storia della guerra ma anche quella dell’arte.

 

 

Fonti:
Rudolf Pörtner – L’Epopea dei Vichinghi

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