Scene in musica - Il nemico alle porte. E le preghiere non vi salveranno!

Scene in musica – Il nemico alle porte. E le preghiere non vi salveranno!

Una vita improntata a ritmi scanditi ogni giorno dal suono della campana. Per ogni rintocco, per ogni momento, una preghiera.
L’esistenza in un monastero, anche negli anni freddi e bui del medioevo, è placida e regolare: ogni giorno i monaci si alzano, lavorano e pregano tra le solide mura che li isolano dal mondo esterno e dai suoi turbamenti.
Isolati e protetti, certo.

O così loro credono.

Perché un bel giorno, mentre un fraticello dalla tonsura curata e con il saio rimboccato alle ginocchia se ne sta in spiaggia a raccogliere molluschi per la cena, dal mare arrivano loro.
Tanti. Grossi. Barbuti, con segni di sangue sul viso e abiti di pelle che puzzano di mare, sudore e minaccia. Creature spaventose con l’acciaio stretto in pugno e la fame di saccheggio nello sguardo. E il fraticello scappa, perché ai suoi occhi quelli sono mostri, demoni giunti dagli abissi più neri e portatori di rovina.

È importante che siano in realtà solo uomini, solo guerrieri?

Il brano che vi propongo oggi nasce dalla manine artigliate e dalle voci ringhianti di un branco di mostri, anzi, di troll.
I Finntroll, come dice il nome, sono finlandesi ma cantano in svedese; nelle loro canzoni – un folk metal al tempo stesso brutale e divertente – un tema ritorna frequente, quello che è un po’ il marchio di fabbrica della band: i troll arrivano e massacrano i cristiani.

Come accade, per esempio, in Slaget vid Blodsälv.

 

Nu rör sig skogen själv
Tusen troll korsar en älv
Inget ljud ingen viskan hörs
Krigssvin över älven körsSnart ska de strida
Yxan mot skyn nu höjs
Panik och rädsla
Nu se kristimän böjsPå trollherrens tryne nu stiga ett grin
Han höjer sin yxa, han piskar sitt svin
Ansikten vrids till ilska andra vrids till skräck
När trollens armé rider fram
I en storm av blod och träck
Så faller man efter man
Så viner en vind av blod och lem
Mindre dock av dem
Troll som skyddar sina hemSom av ett under mötes de
Kung av Jehovas folk, de som be
Och trollherrens yxa sjunker nu
Och av ett mäktig slag kungen huggas ituPå trollherrens tryne nu stiga ett grin
Han höjer sin yxa, han piskar sitt svin
La foresta si muove da sola
Migliaia di troll attraversano il fiume
Non si sente un suono, non un sussurro
I maiali da guerra sono portati oltre il fiumePresto combatteranno
L’ascia è levata al cielo
Panico e terrore
Ora guarda gli uomini di Cristo che si pieganoSul grugno del Sire dei Troll ora c’è un ghigno
Solleva la sua ascia, frusta il suo maiale
La sua faccia contorta dalla rabbia, quella degli altri dalla paura
Quando l’armata dei troll avanza
In una tempesta di sangue e letameE così cadono, un uomo dopo l’altro
Un vento di sangue e budella si leva
Ma non dei troll
che difendono la loro casaCome in un miracolo incontrano
Il Re del popolo di Dio, di coloro che pregano
E l’ascia del Sire dei Troll cala
E con un gran colpo, il Re è squarciato a metà

Sul grugno del Sire dei Troll ora c’è un ghigno
Solleva la sua ascia, frusta il suo maiale

 

Certo, Ragnar non è un troll e nessuno cavalca un maiale; sono a piedi e sono solo vichinghi.

Solo?

Be’, sono convinta che per il fraticello e i suoi compagni massacrati non ci sia poi tutta questa differenza.
Cadi sotto le zanne delle belve oppure diventa uno di loro.
Athelstan ne sa qualcosa.

Scritto da: Valpur