LAGERTHA _ Katheryn-Winnick

RIEPILOGO: VIKINGS 3X07 PARIS

La morte di Athelstan avvenuta nel precedente episodio è servita da espediente per far avvenire la conversione di Ragnar che ormai proclamatosi cristiano indossa una croce al collo che non può sfuggire allo scaltro occhio di Floki il cui gesto a quanto pare non ha sortito alcun effetto.

Da lontano Ragnar con al suo fianco Lagertha e il figlio Bjorn possono scorgere la vetta delle alte costruzioni della città di Parigi riconfermando che alle razzie partecipavano sia donne che uomini e anche di diverso ceto sociale.

All’interno delle mura di Parigi vi è il conte Oddone, fedele al re di Francia, che resosi conto dell’imminente arrivo dei normanni ordina alle milizia di avvisare le sentinelle per lanciare l’allarme gettando così la popolazione nel panico.

Nel mentre fa la sua comparsa Re Carlo II detto “il calvo” nipote di quel Carlo Magno a cui si deve la restaurazione dei fasti del dominio latino con l’instaurazione del Sacro Romano Impero e lo splendore della Parigi antica.

Conte Oddone: “Vostra Altezza, non è troppo tardi per lasciare la città. Sono in molti a chiedere che mettiate in salvo la vostra vita.”

Re Carlo: “Non v’è dubbio che mi biasimerebbero per aver abbandonato la nostra capitale in un momento del genere.”

In passato una delle priorità quando si era in stato di assedio era quella di proteggere il sovrano tuttavia spesso poteva capitare che la scelta della fuga avrebbe attirato le ire del popolo e l’interesse di coloro che senza affaticarsi si sarebbero impadroniti del trono rimasto vacante.

Mentre i due interloquiscono si rivela da dietro delle grate il volto di una donna misteriosa che in seguito scopriremo essere la figlia del re Carlo ossia la principessa Gisla, chiamata anche Gisela, la quale esorta il sovrano a non abbandonare del proprio popolo rimanendo con loro e proteggendoli.

Il re avverte che resterà al fianco dei suoi sudditi e che questi saranno giorni in cui il coraggio e la fede verranno messi a dura prova per questo motivo il conte Oddone deve sconfiggere i normanni perché questo sarà l’unico modo di sentirsi il degno nipote di Carlo Magno.

Nella fazione vichinga parte delle donne e degli uomini lasciati a riva stanno allestendo l’accampamento che servirà per accogliere il ritorno dei guerrieri dopo lo scontro che si prospetta essere particolarmente difficile per ambo gli eserciti.

Ragnar affida a Rollo il compito di aggirare l’isola su cui si trova la fortezza di Parigi e cercare un punto da dove cominciare ad attaccare ma il nemico li coglie impreparati e una folta schiera di arcieri scocca frecce che si riversano come una pioggia sul capo dei vichinghi.

In Wessex re Ecbert e suo figlio Aethelwulf stanno pranzando e dialogando in merito alla volontà del regnante di detronizzare re Aelle, padre della principessa Judith, in modo da eliminare ogni opposizione per raggiungere il potere e diventare “Bretwalda” ossia signore della Britannia.

Aethelwulf : “Mio Dio, padre Aelle è tuo alleato e amico.”

Re Ecbert: “Oh, no. Non mio amico. Non ho alcun amico.”

Il principe Aethelwulf  si sta flagellando in quanto con questo atto di punizione corporale sta cercando di sollevare se stesso dal peccato di aver dubitato della bontà divina tuttavia ci sono degli oneri da non tralasciare infatti i messi inviati dal re del Wessex per chiedere un’accordo con la principessa Kwenthrith sono stati uccisi in quanto non vi è alcuna volontà della donna di scendere a patti.

La riconciliazione tra Ragnar e Floki sottolinea l’intento non del tutto remissivo di Ragnar di mettere Floki al comando della razzia e probabilmente non si tratta di una decisione improvvisa ma meditata e studiata attentamente.

Ragnar: “So che abbiamo avuto le nostre divergenze, ultimamente. Forse è colpa mia, non sono stato molto in me. Ma voglio che tu sappia, Floki, che ho bisogno di te.”

Intorno a un tavolo le personalità di spicco dello schieramento normanno discutono circa il metodo migliore per attaccare la città ma evidenti sono la confusione anche in merito al tipo di strategia militare da adottare dal momento che ognuno ha un modo diverso di voler svolgere l’azione.

Presso il villaggio di Kattegat Aslaug sta svolgendo un rito con del sangue e insieme con lei si trova Thorunn, la quale non crede di essere in grado di crescere sua figlia Siggy ma Aslaug le fa presente che ogni bambino ha bisogno della propria madre per crescere.

Thorunn: “Non posso occuparmi di lei.”

Aslaug: “Certo che puoi!”

Mentre tutto tace sotto il chiarore della luna spicca l’immagine di Parigi illuminata in una notte senza nubi, Ragnar stringe il suo crocifisso speranzoso che possa portargli una buona riuscita nella battaglia che incombe.

Nel tumulto della guerra trova spazio l’enigmatico discorso rivolto dal re anglosassone ala principessa Judith che si dice sorpreso nell’apprendere la conoscenza dimostrata da quest’ultima della civiltà romana ragion per cui ha portato con sé un papiro contenente l’ode di Orazio alla sua amata “Leuconoe” che fu tradotta personalmente da Athelstan.

“Tu ne quaesieris, scire nefas, quem mihi, quem tibi finem di dederint, Leuconoë, nec Babylonios
temptaris numeros!”

“Non chiedere, non ci è dato saperlo, quali siano per me e per te, i piani che che gli Dei hanno in serbo, o Leuconoe, e non cercarli nei calcoli babilonesi.”

All’interno della cattedrale di Parigi la principessa Gisla e Carlo il Calvo si sono recati insieme ad altri membri della nobiltà per pregare e cercare rifugio dalla furia dei normanni mentre dall’altra sponda del fiume Senna i vichinghi attendendo l’alba intonano all’unisono il grido di battaglia:

“E’ il momento di usare l’ascia! E’ il momento di usare la spada! Gli scudi vengono scheggiati!”

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Scritto da: Dovahkiin

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Vikings recap: ‘Paris’