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RIEPILOGO: VIKINGS 3×03 WARRIOR’S FATE

La fitta nebbia avvolge il villaggio di Kattegat portando con sé una figura la cui identità sarà a breve rivelata alle donne che l’hanno avuto in sogno. Lo straniero il cui nome è “Harbard” accusa una ferita alla mano e a causa di ciò avendo richiamato l’attenzione di Helga, le ha chiesto aiuto.

Di conseguenza Helga sceglie di soccorrerlo e lo conduce al cospetto di Aslaug, la quale non troppo meravigliata alla vista del forestiero, si rende subito disponibile ad accoglierlo e a garantirgli l’assistenza di cui ha bisogno nonostante l’evidente disappunto di Siggy.

Similmente nel Wessex il quadro della situazione appare più favorevole con re Ecbert sempre pronto a rimarcare il proprio potere di sovrano e a eliminare ogni potenziale ostacolo per mantenerne il controllo.

Re Ecbert: “Certo, comprendo molto bene le vostre preoccupazioni ma allo stato attuale i Norreni, sotto la guida di Ragnar Lothbrok, stanno combattendo in questo momento al nostro fianco per aiutarci a prendere possesso del trono di Mercia, quel regno sconfinato, per installarvici il nostro fantoccio la principessa Kwenthrith.”

Non molto lontano, presso l’accampamento, malgrado le difficoltà di dover conciliare spesso due sentimenti contrapposti la principessa Kwenthrith chiede a Ragnar di salvare il fratello Burgred catturato nello scontro precedente mentre in vista della nuova battaglia Thorunn e Bjorn si dipingono il volto con il sangue di un animale sacrificato.

Predisposte le ultime cose gli uomini di Ragnar si accingono a partire per una nuova sfida e pur riconoscendo la propria condizione Torstein chiede a Rollo di portarlo con sé affinché combattendo possa giungere con onore dinanzi alle porte del Valhalla.

Il paesaggio domina incontrastato nella battaglia che incombe e i vichinghi lo utilizzano come avamposto naturale inerpicandosi sulle rocce e cercando di confondersi con il territorio circostante per non farsi intravedere dal nemico.

Torstein percepisce che la sua fine è vicina e si offre come esploratore per individuare la fazione opposta, nel suo incedere barcollante ricorda vagamente lo storpio Efialte che presso le Termopili disertò lo spartano Leonida ma Torstein è un guerriero esemplare fedele al proprio capo fino alla morte.

Alcune frecce colpiscono il corpo di già seviziato: “Odino vengo a te” sussurra in un estremo bagliore di lucidità, i suoi occhi si spengono mentre la sua lama trafigge uno dei soldati nemici assicurando la sua anima al regno degli dei.

Il sacrificio di Torstein anima la carica vichinga, i due contingenti si confondono nella mischia, si sparge sangue e si macchia la terra, una furia selvaggia sferza l’aria e si riversa nel campo di battaglia.

Thorunn ancora impreparata all’entità di una circostanza come quella causata da una guerra rischia quasi la vita ed è qui che Bjorn dimostra tutta la sua collera insieme alla debolezza scaturita dalla paura di perdere l’amata.

Del resto anche Ragnar inizia a mostrare i primi segni di stanchezza che si manifestano in azioni meno precise e movimenti più lenti tanto che viene quasi trafitto da una lancia.

Quando la battaglia sembra mettersi male fortunatamente giungono rinforzi dalle truppe guidate dal principe Aethelwulf  a danno dei soldati del re Burgred che cadono uno dopo l’altro sotto la pioggia di frecce scoccate dai sassoni.

Intanto a Kattegat il giorno si perde nel buio della notte, tutti si ritrovano intorno al focolare e Harbard comincia a raccontare storie fantastiche, come di quella volta che giunse nel palazzo di Jotunheim del mondo di Utgard abitato dai giganti della mitologia nordica.

Harbard: “Un gigante, che mi sembrava fosse il Re, mi chiese se avessi alcuna abilità. Gli dissi che sapevo bere molto, e che dubitavo che nessuno in quel salone potesse bere quanto me. Allora chiese al suo coppiere di portargli il suo corno.

E poi disse che alcuni uomini lo svuotavano con due sorsi, ma nessuno era tanto fiacco da non finirlo in tre sorsi. Presi enormi sorsate, fino ad essere senza fiato. Ma quando finii, vidi che il livello nel corno era solo un poco più basso di quando iniziai.

Allora il Re mi chiese se volessi cimentarmi in un altro tipo di gara. Gli chiesi di poter lottare contro qualcuno. Lei si chiamava Elli. Lei era la sua vecchia madre adottiva, era un’orribile vecchia megera, che camminava zoppicando con un bastone.

Allora mi scagliai su di lei! Ma appena posai le mie mani su di lei, capii che era fortissima. E mi strinse in una morsa, facendomi perdere l’equilibrio. Mi avvinghiai a lei con furore, ma dopo una lotta, mi spinse giù facendomi inginocchiare.

E così persi. Dissi al Re che mi aveva messo in ridicolo. Confessò di aver usato degli incantesimi per ingannarmi.”

L’aneddoto citato da Harbard  nel suo discorso fa riferimento a un episodio contenuto nell’Edda in prosa norrena [ndr: potete trovare il libro cartaceo qui]. Secondo il libro Thor e Loki incontrarono un gigante di nome Skrýmir, e lo accompagnarono ad Útgarðr prendendo parte a numerose gare organizzate da Útgarða-Loki, il re del castello in Jötunheimr.

Le prove erano tutte truccate, Thor lottò con Elli e tentò di svuotare un corno da bevuta collegato al mare infatti il dio del tuono era l’unico in grado di bere in abbondanza e di vincere l’età avanzata.

Nella scena che segue la presenza di idoli provenienti da un passato lontano si concretizza nei dipinti delle terme che re Ecbert mostra a Lagertha, incuriosita quest’ultima chiede chi sia la donna dipinta sulle pareti e il re le spiega trattarsi di una divinità pagana.

La visita alle terme diviene così occasione per il re Ecbert e Lagertha seguiti da Athelstan e la principessa Judith di un bagno rilassante e consente di instaurare un rapporto più intimo tra i presenti.

La componente divina è per l’ennesima volta argomento di discussione tra Floki e Ragnar:

Floki: “E’ colpa tua, Ragnar. Torstein è morto combattendo per una collina della quale non gli interessava niente. E’ morto per qualcosa che non significava nulla per lui.

La sua è stata una morte senza scopo. Quanti altri di noi moriranno per i tuoi cristiani? O forse tu stesso, in cuor tuo, hai rinunciato ai nostri dei per convertirti al dio-Cristo?

L’umore di Bjorn non è migliore di quello del compagno Floki, il senso di colpa per non essere riuscito a proteggere Thorunn lo tormenta e il padre Ragnar non fa che rendere la situazione ancora più dolorosa rimproverando al figlio di aver permesso a una donna incinta di combattere.

Ragnar: “Potrebbe morire, e con lei morirebbe anche tuo figlio. E sarebbe solo colpa tua, perché hai la forza di un uomo ma la volontà di una bambina. Non riesco a credere che tu sia figlio mio. Non riesco nemmeno a guardarti!”

Se nell’accampamento si discute animatamente i toni si placano nelle terre circostanti dove re Ecbert comunica a Lagertha che suo figlio Bjorn e Ragnar sono vivi e hanno portato vittoria al regno del Wessex:

Lagertha: “Dovete restare. Siamo pronti per fare la prima semina e per fare un sacrificio a Freyr, per assicurarne il successo.

Re Ecbert: “Dovremmo restare e partecipare. Sono d’accordo.

Non a caso la parte successiva è tutta dedicata al sacrificio rituale “blòt” compiuto in onore di Freyr “dio della fecondità” al fine di ottenere un buon raccolto. Lagertha vestita da sacerdotessa dirige la cerimonia rituale mentre il sangue dell’animale sacrificato colora di rosso la sua tunica bianca e il terreno sul quale viene sparso.

Lagertha “Freyr, dio dell’abbondanza, splendente Freyr, ti invochiamo. Ti offriamo questo sacrificio.

Freyr, figlio di Njord, tu che decidi quando sorge il sole o quando cade la pioggia, porta fertilità alla terra.Con il sangue di questo sacrificio, nutri e rendi feconda la madre terra.”

Il fattore divino è l’interrogativo finale a cui tende ogni personaggio cercando di trovarne la risposta:

Siggy: “Io e le altre donne abbiamo sognato che tu eri legato, sanguinavi, e non potevi né muoverti né chiamare aiuto. E’ ciò che abbiamo visto. Abbiamo visto che nessuno ci poteva aiutare.”

Veggente: “E’ vero. Nessuno vi può aiutare.”

Il precedente episodio “The wanderer” ci ha permesso di constatare che la confusione regna nella già provata realtà di Kattegat manifestandosi come preludio di un’evento di assai grande entità eppure non ancora ben definito in cui forse è possibile immaginare l’incapacità di vaticinare del Veggente come prova che il tramonto degli dei sta per compiersi.

Scritto da:
Dovahkiin

ENGLISH:

Vikings recap: ‘Warrior’s Fate’