Ragnarock Story: l'epic metal moderno

Ragnarock Story: l’epic metal moderno

Se negli anni ‘80 il metal raccolse un grandissimo successo, le cose cambiarono drasticamente all’alba della decade successiva: proprio agli esordi degli anni ’90, l’esplosione della moda grunge proveniente da Seattle spianò la strada al clamoroso dominio del genere alternative rock in tutte le sue forme che dominò il decennio. Da parte sua, il metal non sparì del tutto, ma visse comunque una forte crisi, che portò da un lato l’ascesa di nuovi generi quali power, progressive e metal estremo, mentre dall’altro le sonorità degli “eighties” caddero quasi nell’oblio. Anche il sottogenere epic metal, in quanto branca dell’heavy classico, segui lo stesso destino: se si eccettuano i Manowar ed i Virgin Steele, che virarono sul power, gran parte delle band del genere in quegli anni si sciolsero o almeno vissero periodi di inattività.

Analogamente alla fine degli anni ’70, tuttavia, il fuoco covava sotto la cenere: furono infatti moltissimi i gruppi epic metal a formarsi proprio negli anni ’90, pur rimanendo a lungo relegate all’underground più stretto. Quando poi, negli anni duemila, il metal tradizionale cominciò a riscattarsi, anche il genere epic riuscì a ritrovare spazio, seppur con qualche differenza rispetto al passato. Per esempio, l’assenza di nuove band provenienti dall’America, terra più volubile alle mode rispetto all’Europa, spostò il baricentro della scena nel Vecchio Continente; caratteristica più importante ai nostri fini è però che i nuovi gruppi, influenzati dai Manowar ma anche dal viking metal nato nel frattempo, adottarono in massa nei propri testi tematiche ispirate ai guerrieri norreni. E’ questo un fenomeno così ampio che citare tutte le band che ne fanno parte sarebbe proibitivo: in questa analisi ci limiteremo perciò ad affrontare rapidamente soltanto i casi più esemplari.

Battleroar Dragonship

La copertina di “Dragonship”

Seppur presente in tutta Europa, il nuovo epic metal possiede due poli principali, due nazioni in cui il genere ha attecchito meglio, creando un’ampia scena. Uno dei due è la Grecia, paese che presenta una scena dalle caratteristiche peculiari: la più evidente è che la maggior parte delle band dedica i propri testi esclusivamente alla mitologia ed all’epica degli antichi greci, piena di spunti, vista la sua ricchezza. Nonostante ciò, i primi a lanciare la scena del paese, i Battleroar, ai propri esordi erano molto attaccati ai pirati nordeuropei: il loro primo parto discografico ufficiale fu infatti il mini album Dragonship, la cui title-track è l’archetipo del nuovo epic metal vichingo nella sua marziale semplicità; anche l’esordio omonimo della band contiene, in chiusura, l’infelice Bezerker, dedicata tutta agli omonimi combattenti vichinghi. Se col tempo poi i Battleroar privilegeranno, nei loro testi, tematiche più “elleniche”, va comunque dato loro il merito di esser stati tra i primi a proporre i temi vichinghi nella rinascita del proprio genere.

L’altro dei due poli dell’epic moderno è, per la probabile sorpresa di molti, l’Italia: nonostante infatti tale stile (ed in generale il metal) nel Bel Paese abbia un pubblico molto ristretto, la concentrazione nostrana di band epic metal è sempre stata ottima, a partire dagli anni ottanta che vedevano gruppi storici del genere quali Dark Quarterer e Adramelch fino alla grande varietà tempi moderni. Al contrario della Grecia, inoltre, nella nostra scena i temi vichinghi si sono col tempo diffusi a macchia d’olio. Tra tutti, due sono i casi da citare obbligatoriamente, a mio avviso: gli Wotan ed i Doomsword.

L'artwork di "Resound the Horn"

L’artwork di “Resound the Horn”

I primi a formarsi sono stati i milanesi Wotan (nome decisamente significativo), nascendo addirittura nel lontano 1988; nonostante ciò, la band attraversò molti problemi, tra cui un periodo di scioglimento, e riuscì ad esordire ufficialmente solo nel 2004, con il bel Carmina Barbarica. Tra le varie canzoni in esso a proposito dei vichinghi si mette in evidenza in particolare la bellissima Under the Sign of Odin’s Raven, canzone lenta, epica ed immaginifica ai massimi termini, una vera e propria perla seppur sconosciuta ai più. In ogni caso, il successore di Carmina Barbarica, Epos, non contiene canzoni “norrene”; in compenso, essi si ripresentano nell’ultimo parto discografico ad oggi dei milanesi, l’EP Brigde to Asgard, la cui title-track è un inno che invita a non mollare nella vita, ad andare avanti, usando però come metafora proprio la mitologia dei pirati scandinavi.

Lombardi sono anche i Doomsword: protagonisti di un epic metal con tinte doom facilmente riconoscibile per le proprie peculiarità, nascono a Gallarate (Varese) nel 1997, e riescono ad esordire giusto due anni dopo con un album omonimo: se la maggior parte delle canzoni presentano temi fantasy, c’è spazio però anche per One Eyed God, canzone dedicata ad Odino in cui la band dimostra già una conoscenza della materia norrena di molto superiore alla media. I riferimenti ai vichinghi divengono ancora più presenti nel successivo Resound the Horn (titoli come Shores of Vinland e Resound the Horn: Odin’s Hail sono eloquenti anche da soli), ma è col terzo album, Let Battle Commence, che tale tendenza trova la sua apoteosi: è quest’album infatti un concept tutto dedicato alle imprese di Ivar il Senz’Ossa, figlio di Ragnar Lothbrok. Nei dischi successivi, i Doomsword decisero di affrontare temi più legati alla storia ed alla mitologia dei celti; ciò nonostante, Let Battle Commence resta forse il loro disco più amato di sempre, e non solo per le tematiche.

La copertina di "Voyager"

La copertina di “Voyager”

La mania dei vichinghi è divenuta così forte negli ultimi anni che oltre a gruppi giovani, si segnalano anche casi in cui ad adottare il tema norreno sono band storiche. Oltre ai Manowar, già citati nella puntata precedente di Ragnarock Story, l’esempio più eclatante sono i Manilla Road, che senza aver mai parlato di vichinghi estesamente nel proprio glorioso passato, nel 2008 se ne escono con Voyager, altro concept che ha al proprio centro una storia immaginaria di viaggio, il cui sfondo è però proprio la mitologia nordica. Quella dei pirati scandinavi è insomma ad oggi una tendenza molto forte all’interno del genere epic metal, ma non solo: oltre a questo sottogenere, in fondo piuttosto di nicchia, tali tematiche sono da sempre molto diffuse nel metal, come vedremo nelle prossime puntate di Ragnarock Story!

E voi? Amate il moderno epic metal?

Scritto da Mattia L.

Fonti: Encyclopaedia Metallum

Gelataio di professione, scrittore nei sogni, come blogger gestisce Heavy Metal Heaven, una webzine underground, oltre che il blog personale Hand of Doom.