Ragnarock Story: le origini, l'hard rock anni '70

Ragnarock Story: le origini, l’hard rock anni ’70

Anche se non molti ci pensano, la mitologia e la storia dei vichinghi hanno accompagnato il metal nei suoi testi per praticamente tutta la sua storia, a volte sottovalutate ma sempre presenti. Decenni prima che il moderno viking metal nascesse, c’era infatti già chi parlava dei guerrieri norreni in quello che veniva all’epoca chiamato heavy metal, seppur oggi sia riconosciuto come hard rock, precursore del metal propriamente detto: per cominciare a raccontare la storia della presenza vichinga nel metal, non possiamo quindi che partire da quando tale stile venne alla luce, negli anni ’70.

La copertina di "Led Zeppelin III"

La copertina di “Led Zeppelin III”

Il primo accenno ai vichinghi nel mondo dell’hard rock si ha proprio agli esordi del genere, in quel 1970 in cui esordivano Black Sabbath e Deep Purple e l’unico gruppo già attivo da qualche tempo erano i Led Zeppelin. Proprio questi ultimi quell’anno pubblicarono Led Zeppelin III, il cui pezzo d’apertura, oltre ad essere uno degli episodi più famosi ed amati della carriera del gruppo, è anche il primo in ambito rock duro a riferirsi ai guerrieri del nord: stiamo parlando di Immigrant Song. Pochi ci fanno caso, ma oltre ai vocalizzi selvaggi di Robert Plant, all’iconico riff di chitarra di Jimmy Page ed al pattern di cassa di John Bohnam (esercizio di potenziamento che ogni batterista ha affrontato almeno una volta nella vita), la canzone presenta anche un testo ispirato alle razzie dei pirati del nord, con passaggi inequivocabili come “Il martello degli Dei guiderà le nostre navi a nuove terre/Per combattere le orde, cantando e urlando: Valhalla, sto arrivando!”. La canzone fu scritta dalla band durante una tappa di un tour a Reykjavik, capitale dell’Islanda, e rientra perfettamente nell’immaginario lirico degli Zeppelin, a cui difatti dobbiamo anche l’introduzione nel rock duro di temi fantasy/mitologici ed in particolare Tolkeniani, che poi si diffonderanno nel metal anche di più di quelli vichinghi.

L'artwork di "Full Speed at High Level"

L’artwork di “Full Speed at High Level”

Nonostante questo illustre precedente, lungo buona parte degli anni ’70 il “tema vichingo” non verrà ripreso praticamente da nessuno, nemmeno da band con sonorità solenni e pompose che preludevano allo sviluppo dell’epic metal successivo, come Uriah Heep e Rainbow; l’unica vaga citazione al mondo vichingo sono le copertine realizzate dall’illustratore Frank Frazetta per i dischi di Dust e Molly Hatchet, senza però alcun corrispettivo a livello lirico. Si dovrà aspettare la fine del decennio per vedere un progresso in tal senso: mentre il movimento punk viveva il suo effimero successo e l’hard rock era nascosto come un tizzone ardente sotto la cenere, appesantendosi ed aspettando di esplodere nuovamente come heavy metal propriamente detto, qualcosa iniziò a muoversi. Due gruppi, entrambi importantissimi per il movimento epic metal successivo, anche se ad oggi sconosciuti ai più, inserirono in alcuni dei loro testi riferimenti ai vichinghi: stiamo parlando degli Heavy Load e dei Legend.

I primi a segnalarsi furono gli Heavy Load, una dei precursori del rock duro provenienti dalla Svezia, che nel 1978 pubblicarono Full Speed at High Level, loro esordio discografico. Lo stile contenuto in questo disco, non ancora del tutto metallico, è un hard rock piuttosto potente, sulla scia dei Rainbow dell’epoca. Anche i testi risentono di quello che era il genere del periodo: i temi affrontati in quasi tutti i pezzi del disco parlano di rock, donne, magia e corse sulla strada. La canzone finale del disco, Son of the Northern Light, è però differente dalle altre, innanzitutto per la sua atmosfera più epica che altrove, preludio ai futuri sviluppi stilistici del gruppo; a tale immaginario viene inoltre abbinato un testo ispirato alle imprese dei vichinghi in una veste anche decisamente anticristiana, che presenta passaggi eloquenti come “Thor cavalca il cielo di nuovo/ascolta il tuono, senti il dolore” oppure il ritornello, che ripete ossessivamente il verso “Valhalla, credo di arrivare!”. Letto oggi da chi ascolta il moderno viking metal, tale testo può sembrare ingenuo, e probabilmente lo è davvero, ma comunque va dato atto alla band di Stoccolma di aver per primi ideato un connubio, quello tra epicità e temi vichinghi, che in futuro si diffonderà in maniera eccezionale nel mondo metal.

La copertina di "Fröm the Fjörds"

La copertina di “Fröm the Fjörds”

Passa giusto un anno e nel 1979, dall’altra parte dell’Atlantico, furono i Legend a debuttare con Fröm the Fjörds. Se le influenze hard rock sono ancora ben presenti in questo lavoro, esso è però ben più spostato verso il metal vero e proprio (e l’epic in particolare) di Full Speed at High Level, presentando in particolare atmosfere che a tratti divengono decisamente battagliere. I testi sono inoltre decisamente in linea con esse: i temi tipici del rock appaiono raramente, mentre per la maggior parte dell’album non si parla d’altro che di guerrieri e di imprese cavalleresche. Nonostante la distanza geografica dalla Scandinavia anche i temi vichinghi vengono affrontati, con alcuni riferimenti piuttosto vaghi in molte canzoni che divengono però espliciti nella title track nonché canzone più epica del disco, Fröm the Fjörds, che con passaggi come “le nostre asce e spade sono pronte/Con la conquista nella nostra mente” e “le ricchezze che possiedono/cadranno davanti alla forza di Odino” risulta ancor più immaginifica e splendida. Nonostante l’intero album sia un capolavoro memorabile, al contrario degli Heavy Load gli americani dopo di esso spariranno nel nulla, ed ogni possibilità di rivederli è cancellata già nel 1983, quando il leader Kevin Nugent muore giovanissimo di un male fulminante. I Legend tuttavia rimangono lo stesso nella storia, se non altro per l’innegabile influenza che avranno sull’epic metal successivo: temi vichinghi compresi, ovviamente, come vedremo nella prossima puntata di Ragnarock Story!

E voi? Che cosa ne pensate di questi gruppi?

Scritto da:
Mattia L.

Fonti:
Encyclopaedia Metallum

Gelataio di professione, scrittore nei sogni, come blogger gestisce Heavy Metal Heaven, una webzine underground, oltre che il blog personale Hand of Doom.