Ragnarock Story 9 - il metallo vichingo nel nuovo millennio

Ragnarock Story 9 – il metallo vichingo nel nuovo millennio

L'artwork di Pale Folklore (1999) degli Agalloch, probabilmente l'album che ha lanciato la tendenza più ricercata nel black metal

L’artwork di Pale Folklore (1999) degli Agalloch, probabilmente l’album che ha lanciato la tendenza più ricercata nel black metal

Come abbiamo visto nelle scorse puntate di Ragnarock Story, negli anni novanta erano principalmente gruppi black metal, prendendo come punto di partenza l’anticristianesimo, a riscoprire le origini norrene del proprio popolo. Nel decennio successivo, tuttavia, il genere perse parte della propria spinta principale, con la scena norvegese che si evolse in direzioni a volte anche molto lontane da quella originale, mentre la tendenza che cominciò ad andare per la maggiore fu quella di rendere il genere più intimista e ricercato, allontanandosi così dalla ferocia che ne aveva contraddistinto il primo periodo di storia. In questo quadro, eccettuato il viking metal, ormai in pratica una branca a sé, il paganesimo venne man mano abbandonato da quasi tutti, sostituito da tematiche spesso più personali e profonde.

La copertina di "A Burnt Offering for the Bone Idol" (1992) degli Skyclad, il primo album folk metal della storia.

La copertina di “A Burnt Offering for the Bone Idol” (1992) degli Skyclad, il primo album folk metal della storia.

Dall’altra parte, proprio in quegli anni in ambito metal andò affermandosi un nuovo genere, il folk metal. Nato negli anni novanta grazie all’opera di precursori che per la maggior parte provenivano proprio dalle schiere black, nel nuovo millennio esso assunse vita propria, perdendo quasi del tutto le proprie influenze estreme e diventando quello che è oggi, la commistione tra strumenti folk che riprendono temi “popolani” e un metal spesso con qualche residuo estremo, ma comunque molto orecchiabile e senza particolari difficoltà di ascolto anche per i fan del metal melodico. Dal recupero della musica tradizionale della propria terra a quello della cultura popolare precedente la modernità il passo fu davvero breve: non sorprende quindi che la maggior parte dei gruppi folk metal nei propri testi si occupi di storie antiche e perché no, di miti e leggende dei rispettivi luoghi di provenienza.

L’artwork di Pērkoņkalve dei  lettoni Skyforger: il soggetto della copertina non è Thor ma Perkons, fabbro degli dei e dio del tuono della mitologia baltica.

L’artwork di Pērkoņkalve dei lettoni Skyforger: il soggetto della copertina non è Thor ma Perkons, fabbro degli dei e dio del tuono della mitologia baltica.

A questo punto è però fare un opportuno distinguo: non tutti i gruppi folk possono essere definiti con l’etichetta viking. Le due condizioni principali per parlare di viking metal, come già accennato, sono infatti l’epicità della musica ed i testi sui vichinghi; mentre è innegabile come molti gruppi folk metal possiedano la prima, i secondi sono invece meno diffusi di quanto si pensi. Ciò è in parte dovuto al fatto che il centro nevralgico di questo genere è, dagli anni duemila, la Finlandia, paese che nonostante la vicinanza geografica con gli altri paesi scandinavi se ne distanzia moltissimo per tradizioni e per lingua (alcuni studiosi pensano addirittura che il finlandese, e con esso le lingue parenti ungherese ed estone, siano più vicine al moderno giapponese che agli altri idiomi attualmente parlati in Europa), come ovviamente per mitologia antica, con dei e leggende molto distanti da Odino e Thor. Per i gruppi epici che riprendono le leggende finniche, come per tutti quelli che si muovono con mitologie non-norrene, si preferisce di gran lunga usare il termine generale“pagan metal”, più calzante del termine “viking” che può essere visto come fuorviante. E’ per questo che tale termine è preferibile per band considerate da alcuni viking ma che tali non sono, trattando solo incidentalmente gli antichi germani per concentrarsi su storie e leggende del loro paese, come Ensiferum o Moonsorrow; giusto per fare un esempio, i primi sono famosi per concentrarsi sul Kalevala di Elias Lönnrot, più o meno l’equivalente finnico dell’Edda Poetica.

La copertina di "The Varangian Way" dei Turisas

La copertina di “The Varangian Way”

Nonostante tutto, anche nel paese dei mille laghi esistono gruppi definibili viking metal, come per esempio sono in parte i Turisas: nati nel 1997 come Köyliö per poi prendere un paio d’anni dopo il nome definitivo da una delle varianti del nome di Iku-Turso, serpente mitologico ritenuto da alcuni anche il dio della guerra della mitologia finnica. Il primo album, Battle Metal del 2004, oltre a mettere in evidenza un genere paragonabile a quello degli Ensiferum, è corredato anche di testi piuttosto variegati, che spaziano dal mito dei popoli finnici a storie di guerre più recenti. Già dal successore The Varangian Way (2007), la band decise però di distinguersi, almeno a livello lirico, da gran parte dei propri connazionali: la trama di questo vero e proprio concept album ruota difatti intorno all’epopea dei Variaghi, popolazioni originarie della Svezia che migrarono verso l’entroterra europeo, fondando prima il Rus’ di Kiev, antico precursore di quello che diverrà l’impero Russo, per poi giungere fino a Costantinopoli, formando la “guardia variaga” che proteggerà poi la capitale bizantina fino alla sua caduta. La guardia variaga è anche protagonista del successivo album della band, Stand Up and Fight (2011); se poi la band due anni dopo con Turisas2013 ha abbandonato sia l’epicità che i temi vichinghi, è però indiscussa la loro influenza su quello che è il viking metal di stampo più moderno, con tanti gruppi che ne si sono mossi sullo stesso sentiero sia a livello di liriche che di musica. Da citare, in tal senso, sono i finlandesi Crimfall e Brymir, gli islandesi Skálmöld e soprattutto i tedeschi Equilibrium e Wolfchant.

Tyr by the Light of the Northern Star

L’artwork di “By the Light of the Northern Star”

Anche nel nuovo millennio, però, non tutti i vichinghi del metal sono ascrivibili al folk metal, o comunque lo sono alla lontana: alcuni si possono anzi classificare meglio nelle categorie elencate nella scorsa puntata di Ragnarock Story. Un esempio di ciò possono essere i Týr, dalle Isole Fær Øer. Provenienti da lidi doom metal, la band si è segnalata nel tempo per un metal sui generis, che prendeva da doom, power, heavy ed anche folk, anche se non nell’accezione comune del genere: il gruppo non ha mai fatto uso di violini, flauti o fisarmoniche, preferendo scandire armonie folkloristiche con gli strumenti più prettamente metal. Le loro tematiche vichinghe (dovrebbero essere indicativi in tal senso i titoli di album come How Far to Asgaard, Eric the Red, By the Light of the Northern Star o Valkirja, come del resto anche il nome stesso del gruppo), unite all’epicità non troppo accentuata e alla forte tendenza progressive del gruppo, fa si che quest’ultimo sia perfettamente classificabile nella categoria dei Borknagar. Dall’altra parte, però, l’assenza pressoché totale di influenze black metal e la facilità di ascolto rende la proposta musicale dell’ensemble ascrivibile anche al viking moderno, se non altro perché nonostante la provenienza “insolita”, i Týr sono molto seguiti in Europa, e vengono spesso associati ad altri act viking e pagan come i già citati Ensiferum e Turisas.

L'artwork di "Walhalla Wacht"

L’artwork di “Walhalla Wacht”

Ancor meno folk sono gli olandesi Heidevolk: nati nel 2002, le loro prime mosse discografiche si caratterizzarono per un viking metal di stampo Einherjer, seppur più melodico ed orecchiabile del sound tipico della loro categoria, il che li rende classificabili anche nel viking moderno. Una carriera costellata di ottimi album (su tutti l’esordio De Strijdlust Is Geboren del 2005 ed il seguito Walhalla Wacht del 2008), che li ha visti col tempo virare leggermente verso il folk senza però stravolgere la loro personalità, li ha resi, come i Týr, un gruppo di punta del loro movimento, molto seguiti in tutta Europa pur componendo testi esclusivamente nella loro lingua madre, scelta del resto appropriata per narrare del folklore e dei miti della loro terra (perché anche se molti tendono a non pensarci, anche l’olandese è una lingua germanica come quella parlata dai normanni).

Al giorno d’oggi, insomma, il viking metal è un genere molto sfaccettato e complesso, in cui convivono gruppi legati ancora al black come anche act di attualissimo folk metal, accomunati però tutti dalle tematiche, focalizzate solo e soltanto sulla mitologia e sulla storia dei pirati nordeuropei. Come abbiamo già visto nelle prime puntate di Ragnarock Story e come vedremo anche in quelle che seguiranno, tanti gruppi di tanti generi hanno trattato argomenti simili, ma una cosa è certa; nessuno, o quasi, lo ha mai fatto con il vigore e l’insistenza di questi veri e propri norreni dell’heavy metal.

E a voi piace il moderno viking metal?

Ti piace il moderno viking metal?

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Scritto da Mattia L.

Fonti:
Encyclopaedia Metallum
Wikipedia in inglese

Gelataio di professione, scrittore nei sogni, come blogger gestisce Heavy Metal Heaven, una webzine underground, oltre che il blog personale Hand of Doom.