Ragnarock Story 8 - L'ascesa del viking metal

Ragnarock Story 8 – L’ascesa del viking metal

Se fino a circa metà degli anni novanta il viking metal, Bathory a parte, non era altro che una piccola branca del black metal, distinguibile a malapena da quest’ultimo, in seguito il genere se ne distaccò e prese maggiormente forma: proprio nella seconda metà del decennio esordirono decine di band che codificarono definitivamente gli stilemi e le caratteristiche del viking, rendendolo una sottogenere metal praticamente a sé stante, con tanto di diverse correnti interne che ne leggevano in modi diversi gli stessi stilemi. Per l’ampiezza che la scena assunse, è impossibile parlare di ogni band che ne ha fatto parte: questa disamina si concentrerà perciò brevemente giusto su una band per ogni tipo.

Kampfar - Mellom skogkledde aaser

L’artwork di “Mellom Skogkledde Aaser”

Prendendo la questione alla larga, il viking metal si può classificare più o meno in cinque categorie. La prima che va affrontata è quella più tradizionalista e legata al classico black metal norvegese, a cui viene aggiunta qualche apertura ed un’atmosfera epica che però non mitiga poi tanto la ferocia del genere d’origine. Praticamente tutti i gruppi che trattiamo in questo articolo agli esordi si esprimevano in questo stile; alcuni tuttavia pur maturando lo hanno mantenuto fino ad oggi, come ad esempio i norvegesi Kampfar. Fondati da Dolk (al secolo Per-Joar Spydevold) dalle ceneri dei Mock, classica band del periodo, il gruppo si segnalò subito per suonare un black metal più ricercato ed epico della media, creato grazie alla sintonia tra lo stesso Dolk e Thomas Andreassen, musicista proveniente dalla musica folk; all’epicità vennero accostate inoltre tematiche vicine alla mitologia ed alla storia dei vichinghi, riscontrabili sin dal nome (“Kampfar” sarebbe infatti un grido di battaglia vichingo per invocare il nome di Odino). I primi due album, Mellom Skogkledde Aaser (1996) e Fra Underverdenen (1999), sono dei classici assoluti della storia del viking metal di versante più black. In seguito tuttavia il gruppo visse un periodo di instabilità che lo portò quasi a sciogliersi ed a perdere il treno giusto, anche se dal 2004 la band è tornata in piena attività. L’evoluzione successiva ha portato il loro sound ad essere meno frenetico e più d’atmosfera, con i testi che si sono spostati dai vichinghi a temi più da folklore popolare, uscendo così dal viking metal propriamente detto, ma una cosa è certa: nonostante tutto, i Kampfar restano una band imprescindibile del genere.

La copertina di "The Olden Domain"

La copertina di “The Olden Domain”

La seconda categoria che affrontiamo spesso appartiene al viking metal solo in un senso allargato: sono quelle che, seguendo il sentiero degli Enslaved, sono andati col tempo incorporando influenze progressive e sperimentali. Un esempio calzante di questa tendenza sono i Borknagar, anch’essi norvegesi: nati nel 1995 per iniziativa di Øystein Garnes Brun, che voleva fare qualcosa di diverso dal solito black metal del periodo, esordiscono giusto l’anno successivo con un album omonimo, che mette in mostra un black vichingo piuttosto variegato, anche se ancora molto legato al genere di base. Dal successivo The Olden Domain tuttavia, la band comincia un’evoluzione dirompente, fino ad arrivare in pochi anni a sonorità quasi del tutto progressive, con solo un velo black ed anche pochi residui epici, nonostante la mitologia dei norreni rimanga ben presente, seppur in maniera più filosofica e sottile (fatto testimoniato anche dal logo del gruppo, che mantiene ancora al centro ben presente il martello di Thor, simbolo dell’etenismo nordico). Nonostante la loro radicale differenza con il resto dei gruppi viking metal, i Borknagar hanno riscontrato nel tempo un gran successo tra gli appassionati, affiancati in ciò da un altro piccolo numero di band analoghe: si possono citare per esempio i Vintersorg, band svedese guidata dall’omonimo cantante (dal 2000 proprio al servizio dei norvegesi), o gli islandesi Sólstafir, che però si sono evoluti più verso il post-metal che verso il progressive; ancor più particolare è poi il caso dei Solefald, anch’essi norvegesi, che partiti inizialmente come band black metal sperimentale, ha incorporato col tempo tematiche vichinghe inizialmente inedite.

L'artwork di Odin Owns Ye All

L’artwork di “Odin Owns Ye All”, con la sua forte simbologia pagana

Come i Borknagar e i Kampfar, anche i connazionali Einherjer (nome preso dai guerrieri morti in battaglia e condotti dalle valchirie alla corte di Odino nel Valhalla) si sono distinti inizialmente per il loro stile black metal, anche se già dall’inizio molto particolare, meno estremo e più “folkloristico” della media del periodo: indicativo a tal proposito è Dragons of the North, loro esordio del 1996. Già dal secondo fondamentale Odin Owns Ye All (1998), però, la band si spostò verso la terza categoria di viking metal che incontriamo, quella più fedele ai Bathory degli anni novanta, le cui caratteristiche sono sonorità molto meno frenetiche del black, una fortissima tensione epica e voce pulita ed evocativa; questi stilemi accompagneranno poi la band lungo tutta la loro lunga carriera che giunge fino ad oggi (il loro ultimo Av Oss, for Oss è appena dello scorso anno). Seppur questa corrente sia stata precorsa proprio dal gruppo di Quorthon, stupisce il fatto che vi siano pochissime band famose che hanno sposato queste sonorità: oltre agli Einherjer infatti gli appartengono in parte solo i Falkenbach, almeno tra i gruppi storici del genere.

La copertina di ...Magni Blandinn ok Meginteri... - da notare la complessità del logo dei Falkenbach

La copertina di “…Magni Blandinn ok Meginteri…” – da notare la complessità simbolica del logo dei Falkenbach

Proprio questi ultimi possono essere visti come l’archetipo della quarta categoria del viking metal, quello influenzato dal folk metal, che col tempo è divenuta una componente quasi maggioritaria all’interno del genere. Nati per volontà di Vratyas Vakyas (nome d’arte di Markus Tümmers, derivante anch’esso dalla nuova ondata di paganesimo norreno), tedesco trapiantato in Islanda, come tanti i Falkenbach hanno vissuto una transizione da un black canonico arricchito da tastiere ma già fieramente vichingo, ascoltabile ad esempio nell’esordio …En Their Medh Ríki Fara… (1996), a qualcosa di diverso, in questo caso accomunabile a quanto fatto dagli Einherjer. Già il secondo ...Magni Blandinn ok Megintiri… (1998) era infatti più aperto ed epico e la tendenza divenne ancor più forte negli anni successivi. A differenza dei suddetti norvegesi, tuttavia, la band continuò a sviluppare il proprio lato tradizionalista, fino ad assumere i connotati di un moderno folk metal negli anni duemila, genere in cui la band brilla tutt’ora (anche il loro ultimo album, Asa, è piuttosto recente, risalendo a fine 2013). Seppur in modi spesso molto diversi tra loro, questa caratteristica sarà in futuro seguita da tantissime altre band storiche, come per esempio i norvegesi Windir (importanti quanto gli stessi Falkenbach) ed Ásmegin, e gli svedesi Thyrfing e Månegarm; parallelamente alla loro evoluzione, inoltre, come vedremo nella prossima puntata di questa rubrica, le nuove leve del viking metal saranno infatti tutte di versante folk, senza ormai quasi nulla di residuo dal black metal.

Mithotyn - Gathered Around the Oaken Table

La copertina di “Gathered Around the Oaken Table”

Nella loro evoluzione, buona parte dei gruppi appena citati hanno finito per far parte anche del quinto ed ultimo raggruppamento, quello più melodico e di facile ascolto, che unito al precedente farà furore negli anni successivi. I primi ad attuare questa transizione furono probabilmente gli svedesi Mithotyn, che pur nascendo dalle ceneri dei Cerberus, band black/death di stampo satanico, si segnalarono presto, oltre che per la verve epica e vichinga, per un fortissimo gusto melodico, seppur associato a molte residue influenze black, come la voce scream del cantante Rickard Martinsson. Già l’esordio In the Sign of the Ravens (1997) è indicativo di questo connubio, ma i successivi King of the Distant Forest (1998) e Gathered Around the Oaken Table (1999) metteranno ancor più in luce il gusto fuori dal comune per la melodia dell’ensemble; all’alba degli anni duemila la band purtroppo si scioglierà per rinascere nell’altrettanto valida power metal band Falconer, perdendo però quasi del tutto sia le tematiche che l’epicità vichinghe. Poco male, comunque, visto quanto i tre dischi della carriera dei Mithotyn siano amati ancor oggi dagli amanti del viking metal, nonché influenti per gli sviluppi futuri del genere, come vedremo nella prossima puntata di Ragnarock Story!

Scritto da Mattia L.

Fonti:
Encyclopaedia Metallum
Wikipedia in inglese

Gelataio di professione, scrittore nei sogni, come blogger gestisce Heavy Metal Heaven, una webzine underground, oltre che il blog personale Hand of Doom.