Ragnarock Story 4: classic heavy metal, primi anni ottanta

Ragnarock Story 4: classic heavy metal, primi anni ottanta

1980. Mentre il punk, dopo il grande exploit del ’77 continuava la sua discesa a precipizio verso l’underground, in Inghliterra si venne a creare un nuovo movimento musicale: a comporlo erano ragazzi giovanissimi che, stanchi del punk ma animati dalla stessa rabbia giovanile, ripresero l’hard rock e lo resero più ruvido e potente: era nato il movimento New Wave of British Heavy Metal (o NWOBHM), forse la prima vera scena heavy metal classico mai esistita. Parallelamente, in Europa e negli Stati Uniti si formavano gruppi di genere analogo, anche se per il momento nessuno di loro agirà all’interno di un movimento. Ispirandosi, oltre che ai Black Sabbath, a band che avevano precorso i tempi come Judas Priest e Motörhead, tutti questi gruppi imitarono i propri idoli anche a livello lirico: i temi fantastici/medioevali furono quindi decisamente snobbati, in favore del’esaltazione del rock/metal, della vita da strada o al massimo di temi fantascientifici o occulti. Col tempo vi fu anche però chi, seguendo i Led Zeppelin ed in parte gli stessi Sabbath (che in quel periodo, con Ronnie James Dio alla voce, si erano mossi liricamente verso il fantasy), cominciò a spostarsi verso temi più “profondi”: ovviamente, in questo fenomeno anche le tematiche relative ai vichinghi hanno una parte, seppur nella prima metà del decennio sia ancora una parte molto piccola.

La copertina di Rock Lions dei Faithful Breath

La copertina di Rock Lions

Per quanto riguarda l’heavy metal tradizionale, i gruppi con attinenze vichinghe si possono suddividere grosso modo in due gruppi: il primo è quella delle band il cui collegamento con i norreni è legato solo all’immagine. Il gruppo per eccellenza di questo raggruppamento nei primi anni ottanta sono sicuramente i Thor, progetto solista di Jon-Mikl Thor, body-builder canadese noto per le sue performance muscolari sul palco, i cui esordi risalgono addirittura agli anni settanta. Nonostante il richiamo molto forte, già dal nome, al dio del tuono norreno, il gruppo suona un misto di hard rock melodico e di metal classico che nei testi riprende quasi soltanto i temi tipici del metal dell’epoca, con una spiccata attitudine “sex, drugs and rock ‘n’ roll”, condendo il tutto con un’iconografia eccessiva, che appare più un versione pacchiana dell’omonimo supereroe della Marvel che qualcosa di attinente ai navigatori nordeuropei. Per immagine, ma anche per sonorità più melodiche, ai Thor si possono affiancare nella stessa categoria i tedeschi Faithful Breath: nati anch’essi nei seventies come band progressive rock, da Rock Lions (1981) il gruppo acquisisce un’identità più canonicamente hard ‘n’ heavy. Alla svolta corrisponde inoltre un cambio di look, che diviene ligio all’iconografia più stereotipata del vichingo, con ad esempio i celeberrimi elmi cornuti, anche se ciò non ha alcun corrispettivo nei testi, che restano quelli tipici del genere.

L'artwork di Power & the Glory

L’artwork di Power & the Glory

Più interessante ai nostri fini è invece l’altra categoria di band, quelle che pur possedendo un’esteriorità di solito meno ostentata degli act suddetti cominciavano a trattare i vichinghi nei propri testi: in questa prima fase del decennio appartengono a questo gruppo praticamente solo complessi NWOBHM. Probabilmente i primi in assoluto furono gli Holocaust, band di Edinburgo il cui primo full lenght, The Nightcomers del 1981, presentava in copertina un accenno alla Caccia Selvaggia della mitologia nordica. Anche la canzone omonima si rifà alla stessa leggenda, seppur sempre in maniera piuttosto vaga e mescolata con un’esaltazione dell’ensemble stesso e delle sue origini scozzesi. Più espliciti degli Holocaust furono i Saxon, una delle band trainanti e più celebri del movimento NWOBHM, che nel 1983 pubblicarono Power & The Glory, disco che pur rimanendo sul suono diretto e senza fronzoli, trademark del gruppo dello Yorkshire, a livello lirico vide uno spostamento da temi “tipicamente metal” dei dischi precedenti ad argomenti più profondi, come attualità o storia. C’è spazio ovviamente anche per i pirati nordici, sia in maniera approssimata nell’artwork, sia nella rapida traccia Warrior: versi come “Arrivano col fulmine/per uccidere e saccheggiare/depredando la ricchezza dalla tua terra” sono abbastanza rappresentativi di un testo che paragona le orde vichinghe al tuono, riprendendole dal punto di vista dei terrorizzati popolani inglesi (del resto il nome dell’ensemble è eloquente, in tal senso!).

Iron Maiden the Number of the Beast

La copertina di The Number of the Beast

La band che ha avuto il merito maggiore per quanto riguarda la diffusione dei temi vichinghi è però probabilmente un’altra: stiamo parlando nientemeno che il gruppo heavy metal classico più famosa di tutti i tempi, gli Iron Maiden. Nel 1981, il gruppo era reduce della pubblicazione del grandioso Killers, che dopo l’esordio omonimo li aveva confermati tra i nomi di punta del genere NWOBHM, ma si ritrovò con un problema: il cantante Paul Di’Anno era infatti dedito all’uso di droghe e turbolento ad un livello tale che alla fine si decise di sostituirlo, ingaggiando al suo posto Bruce Dickinson dei Samson. Rispetto al predecessore, punk non solo nella voce ma anche nell’immaginario “da strada”, Dickinson era laureato in storia: fu proprio questo fatto a consentire ai Maiden lo spostamento verso testi più letterari e sonorità più solenni, probabilmente uno dei segreti del loro successo. Il passaggio tra le origini e la nuova tendenza, nonché primo col nuovo cantante, è rappresentato bene da The Number of the Beast (1982), uno degli album più amati dai fan; proprio la prima canzone di questo disco, la celebre Invaders, è pure un ottimo esempio di metal a tema vichingo. Anche i Maiden, da buoni inglesi, si pongono dalla parte dei sassoni saccheggiati e sconfitti dai vichinghi in una battaglia, accompagnando la frenesia della musica con un testo esplicito che riesce ad evocare la stessa agitazione, con passaggi immaginifici come ”Le asce si scontrano, le mazze frantumano/mentre i feriti cadono a terra” e “I sassoni sono stati sopraffatti/vittime dei poderosi normanni”. Nonostante alla band piaccia molto variare i propri temi, e non tornerà più su questo argomento, va dato atto ai Maiden di essere, con la loro fama, tra i maggiori fautori della presenza vichinga nel metal che diventeranno la norma dell’heavy classico nella seconda metà degli anni ’80, come vedremo nella prossima puntata di Ragnarock Story!

E voi? Conoscete altri gruppi e canzoni vichinghe provenienti dagli anni ottanta?

Scritto da Mattia L.

Fonti: Encyclopaedia Metallum

Gelataio di professione, scrittore nei sogni, come blogger gestisce Heavy Metal Heaven, una webzine underground, oltre che il blog personale Hand of Doom.