Ragnarock Story 14 - diversamente vichinghi: l'epic doom metal

Ragnarock Story 14 – diversamente vichinghi: l’epic doom metal

La copertina di Epicus Doomicus Metallicus dei Candlemass, primo album epic doom della storia (nonché quello che conia il termine "doom metal")

L’artwork di Epicus Doomicus Metallicus dei Candlemass, primo album epic doom della storia (nonché quello che conia il termine “doom metal”)

Come detto nella scorsa puntata di Ragnarock Story, tra i tanti sottogeneri del doom metal quello in cui la concentrazione di tematiche vichinghe è maggiore è l’epic doom. Simile per contenuti all’epic metal in ambito heavy, è un sottogenere piuttosto lento e solenne oltre che impenetrabile, un particolare a cui le ritmiche di stampo Black Sabbath ben si legano. Nonostante questo, i testi del genere spesso hanno tematiche legati alla sfera emotiva o alla spiritualità; non scarseggiano però canzoni dai testi fantasy o battaglieri, e ovviamente è da questo lato che entrano i pirati scandinavi. In realtà non sono tantissimi i gruppi che nella storia di questo sottogenere, peraltro molto piccolo, hanno affrontato il tema; vale la pena però trattare quelli che hanno dato spazio all’argomento.

La copertina della compilation omonima dei Sorcerer

La copertina della compilation omonima dei Sorcerer.

La prima in assoluto a parlare di vichinghi nella storia è stata una formazione oscura proveniente dalla Svezia, i Sorcerer: nati nel 1988, negli anni successivi pubblicano due demo, Sorcerer nell’89 e The Inquisition nel ’92, per poi sciogliersi quello stesso anno. Nonostante questa brevissima parabola, la band lascia comunque il segno, almeno all’interno del piccolo panorama epic doom: prova ne è che nel 1995 viene pubblicata la compilation Sorcerer, che raccoglie entrambi i demo più alcuni brani inediti. E’ quest’ultima la migliore testimonianza della musica del combo scandinavo: a un epic doom metal lento ma molto evocativo si unisce un immaginario battagliero, in cui ovviamente non mancano forti riferimenti al paganesimo nord-germanico. Sono eloquenti in tal senso pezzi come l’ossessiva Northern Sea, che parla delle scorrerie via mare dei normanni, oppure la lentissima Far Beyond (presente solo nella ristampa della compilation ma degna di nota, essendo compresa nel primo demo), lamento di un guerriero ormai morto, che cavalca verso il Valhalla. In ogni caso, come tanti gruppi anche i Sorcerer si sono di recente riuniti (nel 2010 per la precisione), per poi arrivare proprio quest’anno all’esordio ufficiale con In the Shadow of the Inverted Cross: purtroppo però con quest’album il gruppo dimostra di aver abbandonato il proprio ascendente vichingo, in favore di un immaginario più classicamente occulto/spirituale.

La copertina di Chapter VI dei Candlemass

La copertina di Chapter VI dei Candlemass.

Se negli anni ottanta il tema vichingo non era molto diffuso, la nascita del viking metal a opera dei Bathory ebbe una certa influenza anche sull’epic doom. Già nel 1992, la tendenza contagiò addirittura i Candlemass (peraltro svedesi come i Sorcerer e gli stessi Bathory), nientemeno il gruppo che ha inventato questo sottogenere del doom metal. Quell’anno il gruppo pubblicò Chapter VI, quinto lavoro in studio ma primo col nuovo cantante Thomas Vikström, che aveva sostituito lo storico ma dimissionario Messiah Marcolin. Il risultato fu un album con un’epicità ancor più sviluppata. Il cambio di rotta era avvenuto però soprattutto dal punto di vista tematico: sparito l’approccio a metà tra il fantasy e la religiosità di stampo cristiano che ammantava i loro album degli anni ottanta, gli svedesi svoltarono su una mentalità più aperta, che abbracciava vari argomenti. Tra le canzoni più epiche del lavoro spicca sicuramente Where the Runes Still Speak, pezzo eloquente sin dal titolo: il suo testo, tra misticismo ed esaltazione della natura nordica, racconta del viaggio di un fedele pagano alla scoperta di se stesso, per un risultato molto suggestivo. Purtroppo, quella di Chapter VI è un’epoca che non durerà: di lì a due anni la formazione del gruppo andò in pezzi, e dopo un periodo di sperimentazioni spaziali, a metà degli anni duemila i Candlemass tornarono alle sonorità che avevano già espresso negli anni ottanta, tematiche comprese; è per questo che i vichinghi non torneranno più nelle loro liriche.

L'artwork vichingo di Lamentations dei Solstice

L’artwork vichingo di Lamentations dei Solstice.

Più o meno nello stesso periodo, anche un’altra band epic doom metal, gli inglesi Solstice, si lasciò influenzare dagli antichi pirati nordeuropei, anche se nel loro caso si può parlare solo di suggestioni vaghe. Se infatti uno dei loro demo si intitola Ragnarok, e nelle loro copertine spesso e volentieri si faccia uso di simbologia pagana (non solo germanica), i testi hanno un taglio più mistico e spirituale, legato per esempio alle emozioni negative, che non rivolto verso le vicende o la mitologia dei vichinghi. Giusto per fare un esempio, nonostante la copertina con la Drakkar, il loro primo album Lamentations presenta la sola Ragnorok (scritto proprio così!) come canzone ispirata ai normanni, ed è un breve pezzo del tutto strumentale. Per quanto riguarda la storia dei vichinghi nel metal che questa rubrica sta tracciando, quindi, i Solstice sono da considerarsi giusto un nome marginale.

L'evocativa copertina di By Honour degli Ereb Altor.

L’evocativa copertina di By Honour degli Ereb Altor.

Se per i primi decenni di vita dell’epic doom metal molte poche sono state le band che hanno trattato l’argomento vichingo, da questo punto di vista il nuovo millennio è stato molto più prolifico, come del resto è successo per tanti altri generi. E’ così che nell’epic doom metal qualche gruppo in più è approdato a temi vichinghi, seppur senza soffermarsi troppo. C’è però un’importante eccezione: si tratta degli Ereb Altor, un gruppo che si è votato totalmente ai vichinghi e alla loro mitologia. Nati nel 2003 da una costola degli Isole, altro gruppo svedese di genere epic doom, i loro primi due lavori, By Honour (2008) e The End (2010) mettevano in evidenza un doom metal moderno, ma lo stesso piuttosto lento ed epico. Ciò si accoppiava a liriche decisamente votate al tema norreno: pezzi come By Honour o la trilogia dedicata al Ragnarok intitolata The End, rispettivamente dagli album omonimi, sono più che indicative della passione del gruppo svedese. Questi scenari non li abbandonarono nemmeno nel successivo Gastrike, album che però a livello stilistico vide un allontanamento dal genere originale: seppur il doom fosse ancora presente, per la prima volta il gruppo venne contaminato da forti influenze black metal, che contribuivano all’atmosfera epica generale. Questo stile si confermò anche negli anni successivi, lasciando sempre invariati i temi vichinghi: è per questo che gli Ereb Altor sono considerabili a oggi come un punto d’unione tra l’epic doom e il viking metal propriamente detto.

Rispetto al thrash metal, insomma, il doom è un genere che ha accolto molto meglio il tema vichingo, specie nella sua eccezione più epica. C’è però un altro stile che inaspettatamente presenta ancor più gruppi ispirati agli antichi popoli scandinavi, seppur in un modo un po’ particolare: il death metal. Ne parleremo ampiamente nella prossima puntata di Ragnarock Story!

E a voi piace l’epic doom metal?

Scritto da Mattia L.

Fonti:
Encyclopedia Metallum
Wikipedia in inglese

Gelataio di professione, scrittore nei sogni, come blogger gestisce Heavy Metal Heaven, una webzine underground, oltre che il blog personale Hand of Doom.