Ragnarock Story 13 - diversamente vichinghi: il doom metal

Ragnarock Story 13 – diversamente vichinghi: il doom metal

Come il thrash metal trattato nella scorsa puntata di Ragnarock Story, anche il genere di cui parliamo oggi ha avuto origine nella prima metà degli anni ottanta dall’heavy metal classico del periodo (anche se più indirettamente): nonostante ciò, si può affermare in maniera non del tutto impropria che i due stili siano antitetici. Quando il thrash è veloce e aggressivo (e proprio per questo prende il nome dal verbo “to thrash”, ossia “sbattere, picchiare”), l’altro è invece lento e punta su toni cupi e apocalittici: nessuna sorpresa che nel tempo sia stato battezzato doom metal (dalla parola “doom”, che significa “condanna, destino avverso”).

La copertina dell'omonimo album dei Black Sabbath-

La copertina dell’omonimo album dei Black Sabbath-

Siccome il suono doom deriva i suoi riff e la sua oscurità dai primi Black Sabbath, di cui è figlio diretto (e probabilmente il primo pezzo doom della storia è proprio Black Sabbath, apertura del primo album omonimo del gruppo datato 1970), anche le tematiche sono state impostate di conseguenza: la maggior parte dei gruppi del genere ha spesso testi occulti e spirituali, a volte vicini a temi religiosi/cristiani e altre volte al solito satanismo, oppure al contrario affronta argomenti più vicini alla vita di tutti i giorni, legati a sentimenti negativi come la depressione o all’uso di droga. Questi temi si ritrova praticamente in tutti i sottogeneri in cui il doom si è col tempo ramificato, seppur con diverse sfaccettature; anche in questo caso però c’è stata qualche notevole eccezione, qualche gruppo che ha trovato spazio per parlare anche di storia e di mitologia, ovviamente pure dei vichinghi.

L'artwork battagliero di Worship New Gods dei Coven.

L’artwork battagliero di Worship New Gods dei Coven.

I primi a segnalarsi in ordine di tempo sono i Coven da Detroit, Michigan, gruppo dedito a sonorità a metà tra heavy e doom classico, con in più qualche suggestione di quello che in futuro diventerà il gothic metal. Nati nel 1985, pubblicano due anni più tardi il loro esordio Worship New Gods, un album che non solo afferma con forza il loro personale sound ma anche inedite tematiche storico-mitologiche, seppur mescolate con altri temi. Così, se Wicked Day è basata sulle saghe arturiane, la presenza più forte è quella norrena, visibile a partire dalla copertina fino ad arrivare a canzoni come la minacciosa Riddle of Steel (che tratta dell’invasione normanna dell’Inghilterra), la scatenata General’s Eye (che parla di celebrazioni pagane) e Loki, che racconta una storia inquietante con la mitologia germanica sullo sfondo. Due anni dopo, per problemi di omonimia, il gruppo fu costretto a cambiare nome in Coven 13; proprio in quel periodo, i quattro membri del gruppo ebbero forti problemi di dipendenza, e furono costretti a ricoverarsi in riabilitazione. Tutti questi elementi causarono loro grossi problemi economici: il risultato fu che il secondo album, intitolato in maniera eloquente Ragnarok, fosse pubblicato solo in cassetta, e in pochissime copie. Sulla band calò quindi l’oblio per anni, ma anche per loro alla fine giunse la reunion, nel 2011. Due anni più tardi, venne così pubblicato Destiny of the Gods, un album che segnava il ritorno in grande stile: se non altro, tornarono i temi tipici della band, che dal martello di Thor in copertina a pezzi come Thor’s Twins e Frost Giants (già apparsa su Ragnarok, peraltro) mostravano per la terza volta l’attaccamento degli americani a queste tematiche.

La copertina a tinte fantasy di Age of Winter dei The Sword.

La copertina a tinte fantasy di Age of Winter dei The Sword.

I Coven 13 sono in fondo un eccezione, per un genere che almeno negli anni ottanta e novanta, non ne ha avute praticamente di simili. Solo all’alba del nuovo millennio qualcosa cominciò a muoversi, in particolare all’interno del sottogenere stoner doom metal. Quest’ultimo è uno stile meno cupo di doom, che dai Black Sabbath oltre ai riff recupera anche quell’aurea psichedelica tipicamente anni settanta. I testi dei gruppi di questo genere parlano solitamente di viaggi nello spazio o semplicemente di droghe, ma c’è anche qualcuno che preferisce storie fantasy o mitologiche. Forse i primi a lanciare questa tendenza furono i texani The Sword: nati nel 2003, esordiscono tre anni più tardi con Age of Winters, album che pur presentando sonorità per nulla epiche, uno stoner doom mescolato con forti influenze heavy metal classico, presentava testi dai forti toni battaglieri. Così, tra un brano di ispirazione fantasy e l’altro, la band piazza anche Freya, ispirata dall’omonima dea, e l’apocalittica Iron Swan, molto forte sia per la tensione di fondo che a livello lirico. Già dal successore Gods of the Earth, il gruppo cominciò a concentrarsi più su fantasy e soprattutto sulla fantascienza, una tendenza che diverrà ancor più forte nei dischi successivi. Nonostante questo, comunque va dato agli americani il merito di aver inserito un tema nuovo all’interno dello stoner doom, che poi anche altri riprenderanno.

La copertina di Lore dei The Flight of Sleipnir, piena di simbologia nascosta che si rifà alla mitologia vichinga.

La copertina di Lore dei The Flight of Sleipnir, piena di simbologia nascosta che si rifà alla mitologia vichinga.

Se per i The Sword la mitologia norrena è stato un argomento come tanti altri, lo stesso non si può dire di un altro gruppo statunitense, che risponde al nome suggestivo di The Flight of Sleipnir. Nati nel 2007 in Colorado a opera dei polistrumentisti David Csicsely e Clayton Cushman, il gruppo si segnala non solo per un sound molto originale, che mescola una base stoner/doom con insolite influenze folk e black, ma anche per un immaginario votato solamente all’antica mitologia scandinava, senza divagare su altri temi. Ciò è evidente sin dall’esordio Algiz + Berkanan, album che prende il nome da due rune dell’alfabeto “Futhark Antico” ed è un concept album che, appunto, esplora i misteri delle rune e la loro capacità mistica di predire il futuro, ovviamente con grandi riferimenti alla mitologia degli antichi abitanti della Scandinavia. Anche i successivi album Lore (2010), Essence of Nine (2011), Saga (2013) e V. (2014) hanno proseguito sulla stessa strada, seppur senza più imbarcarsi in altri concept, se non in quello più ampio che abbraccia i vichinghi e la loro mitologia, in cui il duo americano è peraltro molto preparato. Basta citare a tal proposito titoli come Asgardreid e Fenrisulfr (da Lore) oppure Gullveig (da V.) e Nine Worlds (da Essence of Nine), tutti estremamente indicativi di quale sia la più grande passione dei The Flight of Sleipnir!

Nonostante queste e qualche altre eccezioni, anche nel doom metal la presenza vichinga è molto rara, in quasi tutti i suoi sottogeneri. Ce ne è solo uno, ancora non citato, in cui i pirati nordeuropei sono però relativamente diffusi: parliamo dell’epic doom metal, come dice stesso una versione epica del doom che, anche per questo, ben si presta a temi battaglieri. Seppur non in maniera estrema, certe tematiche sono abbastanza presenti in questo sottogenere: è per questo che vale la pena dedicargli l’intera prossima puntata di Ragnarock Story!

E a voi piace il doom metal?

 

Scritto da Mattia L.

Fonti:
Encyclopedia Metallum
Wikipedia in inglese

Gelataio di professione, scrittore nei sogni, come blogger gestisce Heavy Metal Heaven, una webzine underground, oltre che il blog personale Hand of Doom.