Ragnarock Story 12  - diversamente vichinghi: il thrash metal

Ragnarock Story 12 – diversamente vichinghi: il thrash metal

Con Ragnarock Story fino a questo momento abbiamo visto come i temi vichinghi si siano sviluppati all’interno dell’heavy metal classico e dell’epic, del power, del folk e soprattutto del black, che ha dato origine poi al viking. Il metal non si limita tuttavia a questa manciata di stili: è di fatto un grande calderone, con moltissimi sottogeneri. C’è anche da dire, d’altro canto, che a eccezione dei suddetti, non tutti hanno rivolto lo sguardo verso gli antichi pirati nordeuropei, anzi: proprio per le proprie peculiarità generi come il gothic e il progressive metal si sposano a fatica con tematiche storiche o mitologiche in generale, mentre gli altri hanno avuto giusto alcune eccezioni degne di nota a confermare la regola. E’ proprio di queste eccezioni che ci occuperemo in questa e nelle prossime puntate della rubrica.

La copertina di "Kill 'Em All" dei Metallica, probabilmente il primo album thrash metal della storia.

La copertina di Kill ‘Em All dei Metallica, probabilmente il primo album thrash metal della storia.

Se vogliamo andare in ordine cronologico, il primo genere da cui dobbiamo cominciare è il thrash metal: nato già agli inizi degli anni ottanta dalla fusione tra il suono della New Wave of British Heavy Metal e il primo hardcore punk americano, il genere superò presto la fama dei suoi predecessori, grazie al traino di grandi band americane come Metallica, Slayer, Anthrax, Megadeth e ai loro omologhi nelle altre parti del mondo. Le caratteristiche di questo genere erano tempi veloci, ritmiche violente e voci urlate: nessuno stupore che sia stato il precursore del metal estremo e quindi anche del black. Se a un profano questo genere potrebbe sembrare adatto per narrare le scorrerie e le battaglie dei vichinghi, in realtà non è proprio così: il thrash metal si è contraddistinto sin dagli esordi per rifiutare ogni tema epico o storico in favore di temi da strada, realistici, oppure occulti e malvagi, fino ad arrivare a temi splatter e orrorifici. Anche in questo genere, tuttavia, ci sono state un paio di anomalie: sono gruppi sconosciuti ai più, ma che meritano almeno un approfondimento.

L'artwork di "Do or Die" dei Viking.

L’artwork di Do or Die dei Viking.

La band più famosa (almeno nell’underground) a mescolare thrash metal con testi ispirati ai predoni nordeuropei è quello che risponde al suggestivo nome di Viking. Nati come Tracer nel 1985 a Los Angeles, in quella California da sempre culla del genere, assumono presto il monicker definitivo; dopo un demo nel 1986, riescono a esordire nel 1988 con Do or Die, album di cui già l’artwork è evocativo delle intenzioni del gruppo, per non parlare poi di titoli come Valhalla, Warlord o Berserker. Abbiamo in effetti un album che mescola un thrash metal molto potente e oscuro, in linea coi gruppi più feroci dell’epoca, con un immaginario a metà tra la violenza grezza del proprio genere e tematiche legate ai norreni impostate più o meno nella stessa maniera: il lato che i californiani prediligono dei vichinghi è infatti quello più truculento, di macellai inarrestabili e crudeli. Passò solo un anno da Do or Die, ma per il gruppo tutto cambiò: due tra i fondatori, il chitarrista/cantante Ron Eriksen e il batterista Matt Jordan si convertirono, divenendo cristiani rinati: ciò fece sì che per il secondo album, Man of Straw (1989), peraltro più pulito e tecnico a livello di stile, le liriche truculente vennero abbandonate e i vichinghi con loro (con l’eccezione parziale della traccia Winter), in favore di temi più mondani, sforanti a volte anche con la politica, moda presente già da un po’ nelle frange più punk del genere thrash. Dopo Man of Straw, vi fu uno strappo all’interno del gruppo (pare a causa della suddetta conversione): sul nome Viking calò perciò l’oblio. Solo nel 2011, seguendo la moda di riunirsi che dura da qualche anno, il gruppo tornò insieme: frutto di questa reunion fu No Child Left Behind, album uscito nel marzo di quest’anno e in cui una copertina di nuovo battagliera e una canzone come Blood Eagle danno l’idea che il gruppo voglia (parzialmente) tornare alle proprie origini.

La copertina di "Mythistory" dei Bifrost.

La copertina di Mythistory dei Bifrost, con la simbologia del Martello di Thor.

Più lunga e coerente è invece la carriera degli olandesi Bifrost (un altro nome molto evocativo). Nati nel 1992, in un periodo in cui il thrash era messo in crisi, come gli altri generi metal classico, dalla poderosa ascesa del grunge, il gruppo pubblicò alcuni demo, che li condussero all’uscita del primo album, Pagan Reality del 1995. In esso la band mostrava uno stile eclettico: il loro era infatti uno strano thrash metal mischiato con tante influenze diverse. Anche a livello lirico il gruppo si distingueva molto: titoli come Battlelord Odinn (Father of Victories) e Fimbulwinter: A Tale of Hate sono indicativi di un immaginario pagano ben impostato, in cui l’ensemble dimostrava conoscenze fuori dal comune, ben migliori rispetto ai Viking. In ogni caso, l’anno successivo fu la volta di The Wildest Fire, mentre il 1998 vide il terzo album, Mythistory: in entrambi i dischi, i Bifrost non cambiarono di una virgola nelle proprie liriche, sempre incentrate senza eccezioni sul paganesimo di stampo germanico, trattato in maniera più spirituale che dal punto di vista storico. Lo stile però si evolse abbastanza: la base thrash metal del gruppo inglobò ancor più influenze che in passato, specialmente per quanto riguarda folk e black metal. Nonostante la buona volontà, il gruppo non riuscì però a raggiungere il successo, non aiutata da quegli anni, in cui il thrash era quasi dimenticato: fu così che nel 2000 venne deciso lo scioglimento. Oltre al danno la beffa, come si suol dire: sicuramente se fosse andata avanti, il gruppo sarebbe stato più fortunato, visto che l’esplosione del viking metal di quegli anni avrebbe potuto far riscoprire il suo nome.

A parte i Viking e i Bifrost, in ogni caso, non ci sono altri gruppi che hanno mescolato thrash metal e pirati scandinavi, se non forse nell’underground più stretto. Probabilmente la causa è del genere in sé, più adatto a scenari di distruzione apocalittica o a parole violente che a parlare di storia o di mitologia, altri temi che solo una manciata di band del genere ha fatto propri nel corso della storia. E’ per questo che è proprio il thrash lo stile tra quelli di cui abbiamo parlato più povero di gruppi “affini” a questa rubrica: come vedremo, infatti, gli altri generi che animeranno e prossime puntate di Ragnarock Story sono leggermente più piene di musicisti “diversamente vichinghi”!

E a voi piace il thrash metal?

Scritto da Mattia L.

Fonti:
Encyclopedia Metallum
Wikipedia in inglese

Gelataio di professione, scrittore nei sogni, come blogger gestisce Heavy Metal Heaven, una webzine underground, oltre che il blog personale Hand of Doom.