Ragnarock story 11 - i vichinghi del power metal

Ragnarock story 11 – i vichinghi del power metal

Come già raccontato nella precedente puntata di Ragnarock Story, verso metà degli anni novanta il power metal esplose: nel decennio successivo, esordirono decine di band nella scena, che a metà degli anni duemila era già divenuta affollatissima. Pur non divenendo mai la tematica dominante nel movimento, anche il tema vichingo si estese parecchio all’interno del power: è per questo che, similmente ad altre volte, è impossibile analizzare ogni gruppo e ogni canzone senza dilungarsi troppo. A mio avviso, è perciò meglio concentrarsi sulle band che, in contrasto con le tante che hanno trattato l’argomento solo sporadicamente, hanno dedicato ai vichinghi una parte o addirittura tutta la loro carriera: sono casi piuttosto rari ma che secondo me vale la pena trattare.

La copertina di Odin degli Wizard, dalla simbologia profondamente mitologica.

La copertina di Odin degli Wizard, dalla simbologia profondamente mitologica.

I primi a nascere in ordine di tempo sono i tedeschi Wizard: formatisi addirittura nel 1989, pubblicano il loro primo album Son of Darkness proprio nell’anno d’oro del power, il 1995. Sia con l’esordio che coi successivi lavori il gruppo si mette in mostra con un attitudine non troppo distante da quella dei Manowar post-epic metal, da cui riprendono anche in parte le sonorità e le liriche. Queste ultime si concentrano appunto sull’esaltazione del metal e su temi battaglieri; solo dopo quattro album la band deciderà di darsi alla mitologia norrena, con il quinto Odin (2003). Abbiamo di fatto un concept album tutto dedicato alle due vicende dell’assassinio di Baldur e del Ragnarök, sin dall’iniziale The Prophecy, passando per canzoni come Loki’s Punishment e March of Einheriers, fino a giungere alla conclusiva End of All, tutti titoli decisamente suggestivi sugli intenti della band tedesca. Odin non rimarrà troppo a lungo da solo nella carriera degli Wizard: nel 2009 si aggiungerà infatti Thor, altro concept in cui proprio il dio norreno è il protagonista di una lunga cavalcata che ne celebra le imprese leggendarie e la potenza del suo martello e dei suoi fulmini. Due episodi isolati in una carriera che ad oggi conta dieci album? Forse, ma ciò non toglie che il caso dei tedeschi è un buonissimo indice di come dagli anni duemila in poi la tendenza verso gli antichi popoli scandinavi si sia diffusa anche nel power.

Rebellion Sagas of Iceland

La copertina di Sagas of Iceland

Se gli Wizard hanno pubblicato solo due concept a tema vichingo, i Rebellion hanno affrontato l’argomento con maggiore convinzione, oltre che con una ricerca storica più approfondita. Anch’essi provenienti dalla Germania, nascono nel 2001 per iniziativa del chitarrista Uwe Lulis e del bassista Tomi Göttlich, entrambi ex membri dei Grave Digger, dai quali prendono anche il nome (Rebellion è infatti una delle hit più famose del gruppo d’origine). Il 2002 vede il gruppo esordire con Shakespeare Macbeth – A Tragedy in Steel, album ispirato all’omonima opera teatrale del Bardo inglese, mentre l’anno successivo è la volta di Born a Rebel, album dai temi più classicamente heavy metal. Un altro spostamento avviene con il terzo album, Sagas of Iceland, in cui i suoni si fanno più epici e potenti: il minimo, quando il concept dietro all’album è a proposito dei normanni! L’album, che come sottotitolo riporta The History of the Vikings – Volume 1, è proprio il primo di una trilogia che il gruppo tedesco dedica al popolo scandinavo: in particolare questo capitolo iniziale è dedicato alla prima immagine che viene in mente pensando al termine “vichinghi”, ossia i temibili guerrieri che seminarono il panico con le loro drakkar o al comando dei loro eserciti. Ogni canzone tratta infatti di un diverso navigatore o condottiero di origine nordeuropea, come il navigatore Erik il Rosso (omaggiato in Eric the Red), il figlio di Ragnar Lodbrok Ivarr il senz’ossa (The Sons of the Dragon Slayer), il leggendario primo re di Norvegia Harald Bellachioma (Harald Harfager) e tanti altri.

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L’artwork di Arise: From Ginnungagap to Ragnarök

Se Sagas of Iceland dimostra quanto i Rebellion siano preparati dal punto di vista storico, ciò venne ribadito ancora meglio nel secondo capitolo di The History of Vikings, Miklagard (2007). In quest’album il gruppo si concentra su un racconto unitario i cui protagonisti sono i variaghi, le genti di stirpe norrena che attraversarono l’Europa dell’Est per giungere a Costantinopoli, dove formarono la guardia dell’Imperatore Bizantino. E’ una storia non troppo lontana da quella di The Varangian Way dei Turisas (album già affrontato in passato nel dettaglio), il che è una curiosa coincidenza, essendo i due dischi separati da giusto una manciata di mesi. Comunque sia, i tedeschi proseguirono con la loro trilogia nordica, e passati ancora due anni vide la luce Arise: From Ginnungagap to Ragnarök. Questo capitolo conclusivo si distanzia molto dagli altri due spostandosi dalla storia alla mitologia dei norreni: protagonisti stavolta non sono avventurieri o navigatori, ma le divinità del pantheon germanico e le loro vicende, partendo dalla creazione del mondo fino ad arrivare al Ragnarök. Conclusa la trilogia di The History of Vikings, la band cambierà leggermente obiettivo: il suo ultimo album Arminius: Furor Teutonicus (2012) lascia da parte i pirati del nord per concentrarsi sull’omonimo condottiero germanico che distrusse tre legioni romane nella battaglia della foresta di Teutoburgo. Nonostante ciò, almeno metà della carriera dei Rebellion è legata alle imprese dei vichinghi, di cui essi risultano tra i migliori cantori, all’interno del loro genere.

La copertina di "Northern Rage"

La copertina di Northern Rage

La palma del gruppo power che più ha fatto dei vichinghi una bandiera va senza dubbio a un’altra formazione: parliamo degli Stormwarrior. Provenienti da Amburgo (un ulteriore segno, se ce ne fosse bisogno, di come la Germania sia il centro mondiale del genere power metal), già dal primo album omonimo (2002) si segnalano, oltre che per uno stile molto rapido e vicino alle prime mosse di Helloween e Blind Guardian oltre un decennio prima, e per testi scritti spesso in un inglese dall’appeal antico, anche per il loro immaginario vichingo, che rappresenta il cuore di gran parte dei loro pezzi insieme all’esaltazione del metal. Ogni disco successivo confermò questa attitudine, già peraltro ben visibile dai loro nomi: titoli come Northern Rage (2004), Heading Northe (2008), Heathen Warrior (2011) o Thunder & Steele (2014) sono decisamente indicativi di quale sia la passione principale dei tedeschi. Seppur nessuno dei loro album sia considerabile un concept in senso stretto, e forse il tema norreno non sia approfondito al livello per esempio dei Rebellion (anche se la band si mostra comunque preparata in tal senso), gli Stormwarrior sono comunque un gruppo importantissimo: sin dagli esordi hanno infatti arricchito la presenza dei vichinghi all’interno del power, contribuendo a rendere quest’ultimo il genere in cui i pirati scandinavi sono più presenti dopo il viking e addirittura prima dell’epic!

E voi? Conoscete questi vichinghi del power metal?

Scritto da Mattia L.

Fonti:
Encyclopedia Metallum
Wikipedia in inglese

Gelataio di professione, scrittore nei sogni, come blogger gestisce Heavy Metal Heaven, una webzine underground, oltre che il blog personale Hand of Doom.