Ragnarock Story 10 - Power metal classico e norreni

Ragnarock Story 10 – Power metal classico e norreni

Walls of Jericho Helloween

L’artwork di Walls of Jericho (nella versione del 1987 includente anche il mini album Helloween)

Tra tutti i generi che compongono il variegato calderone del metal, quello che ha visto nel tempo la maggior presenza di tematiche fantasy nei propri testi è senza dubbio il power: mai come in questo genere vi sono infatti tante band che affrontano in maniera così estesa e approfondita il genere fantastico, soffermandosi molto anche sul lato letterario del genere. Una delle conseguenze più ovvie di ciò è che molti sforano anche nella storia, in special modo medioevale: è proprio per questo che nei testi dei gruppi power i riferimenti ai vichinghi non manchino, seppur non siano diffusi quanto in altri stili. Nonostante i gruppi che hanno precorso il lato melodico del genere, come Savatage, Crimson Glory e primissimi Fates Warning, possedessero già il fascino per il fantastico, i primissimi esponenti moderni dello stile power erano inizialmente più legati alle tematiche stradaiole oppure oscure dello speed metal, genere altrettanto influente per la sua nascita. Questi sono i testi per esempio che fanno bella mostra di se in Walls of Jericho (1985), primo album dei tedeschi Helloween che può essere visto come “l’anno zero” del power moderno.

La copertina di Follow the Blind

La copertina di Follow the Blind

Giusto qualche anno dopo, tuttavia, il fantasy fece la sua comparsa in ambito power metal con un altro dei nomi più importanti del genere, proveniente ancora dalla Germania, vera culla del genere: stiamo parlando dei Blind Guardian. Il loro esordio Battalions of Fear (1988) già mette in mostra l’affetto di questo gruppo per il genere fantasy e in particolare per di J. R.R. Tolkien, con ben due canzoni dedicate alla sua opera che nel corso della loro carriera si moltiplicheranno parecchio (giungendo all’apice in Nightfall in Middle-Earth, concept album tutto dedicato al Silmarillion, la “Bibbia” dell’autore inglese). Proprio per questo, non stupisce che la band tedesca abbia avuto anche il merito di essere anche la prima in assoluto a introdurre nel power tematiche legate ai pirati scandinavi: giusto un anno dopo, tra i pezzi più rilevanti del secondo album Follow the Blind (1989) vi è sicuramente Valhalla. Non solo questo pezzo è una delle hit più clamorose del gruppo, riproposto sempre in concerto, ma anche le liriche spiccano, seppur nonostante il titolo non si concentrino sulla mitologia norrena, essendo più rivolte verso il lato storico: il protagonista è infatti uno stregone pagano che piange la perdita degli antichi dei, soppiantati dal nuovo dio cristiano, col massimo della drammaticità che si raggiunge coi semplici ritornelli: “Valhalla! [la] Liberazione/Perché mai vi siete dimenticati di me!”.

La copertina di At the Edge of Time

La copertina di At the Edge of Time

Con la loro tendenza a variare, i Blind Guardian non affronteranno più temi legati ai vichinghi negli anni successivi. Per trovare una nuova puntata in tal senso bisognerà infatti aspettare Valkyries, traccia contenuta in At the Edge of Time (2010). Rispetto a Valhalla, il cui testo risentiva della giovane età e dell’immaturità dell’ensemble, Valkyries è molto più accurata e profonda, e riesce quasi a portarci sul piovoso campo di battaglia dove le orde si scontrano. Momento topico del pezzo è ancora una volta il ritornello, trionfante e che recita “quando la battaglia è persa/e le vittime sono scelte/le valchirie ci guideranno a casa”, sicuramente il momento più epico di una gran bella canzone, anche se forse non tra le migliori del suo album.

Tunes of war

La copertina di Tunes of War

 

Se ai tempi di Follow the Blind il power metal era ancora poco diffuso, verso la metà degli anni novanta esso conoscerà una vera e propria esplosione, che partirà proprio dalla Germania: questo successo, oltre a band come Helloween, Blind Guardian e Gamma Ray, si dovrà anche a quei gruppi che partite dall’heavy tradizionale si sposteranno man mano verso il power metal (spesso mantenendo però un’identità ancora legata alle origini), come Running Wild e Rage. A tale categoria appartengono anche i Grave Digger: fino a Heart of Darkness (1995), infatti, la band suonava un oscuro e roccioso heavy metal classico, ma passato giusto un anno, tuttavia, pubblicò Tunes of War, album che vide l’inizio di una deriva verso il power, sia musicalmente (anche se la componente heavy è ancora ben presente), sia dal punto di vista dei testi, che lasciano da parte i temi macabri precedenti per dedicarsi alla storia. Il lavoro è infatti un concept album incentrato tutto sulla storia della Scozia, che copre più o meno dall’anno mille al diciottesimo secolo. Se la maggior parte delle canzoni narra degli scontri tra gli scozzesi e gli storici rivali inglesi, The Dark of the Sun è però una canzone dedicata tutto alla battaglia di Largs del 1263, combattuta tra il popolo delle Highlands e i vichinghi, ovviamente vista dalla prospettiva dei primi; per ulteriori dettagli su questa canzone, vi rimando al lungo approfondimento apparso qualche tempo fa proprio qui su Vikings Italia. In ogni caso, nel 2003 i Grave Digger torneranno in maniera più focalizzata e convinta su temi germanici con Rheingold, altro concept album stavolta ispirato alla Saga dei Nibelunghi, seppur l’influenza maggiore sui tedeschi in questo caso sembra essere quella di Richard Wagner, più che quella delle originali saghe a cui anche il compositore tardo-romantico si è ispirato. Titoli come Valhalla, Maidens of War e Twilight of the Gods tuttavia non fanno avere dubbi sulla conoscenza avanzata della band delle leggende su cui si basano.

L'artwork di Tales from the North

L’artwork di Tales from the North

Se la Germania è senza dubbio la culla del genere, già a metà degli anni novanta il power si era però diffuso anche in altre nazioni. Una delle scene più vive e numerose era (ed è) quella italiana: anche se praticamente ignorati in patria, gruppi come Labyrinth, Rhapsody of Fire, Elvenking, Domine e Vision Divine hanno raggiunto una grande fama internazionale, arrivando quasi a competere coi tedeschi per fama. Tra i primissimi gruppi che hanno dato il via a questa scena vanno annoverati i vicentini White Skull: come molte band tedesche, il gruppo veneto si distingue per un heavy intricato ma piuttosto classico, reso particolare dalla grintosa voce femminile di Federica De Boni, che però album dopo album si trasforma in senso power. Anche le loro tematiche si modificarono man mano che la loro carriera va avanti: se infatti i primi due album I Won’t Burn Alone (1995) e Embittered (1997) risentono dei temi dell’heavy classico del decennio precedente, con Tales from the North (1999) la band svolta prepotentemente sulla storia… dei vichinghi, ovviamente! Il racconto che si dipana lungo le dodici tracce dell’album è infatti una saga che intreccia i già citati Nibelunghi con storie di incursioni vichinghe e con la loro mitologia, caratteristica in cui peraltro la band sembra essere molto ferrata: oltre ai soliti Odino e Thor la band infatti cita a più riprese Loki, Baldr, Tyr, Hel e altre creature mitologiche norrene (addirittura viene citata la misconosciuta dea acquatica Rán), ricostruendo piuttosto fedelmente i loro usi e costumi. Questo comparto testuale, unito a musiche di qualità assoluta, contribuisce molto a rendere affascinante quest’album: il risultato è che Tales from the North è considerato, insieme al successivo Public Glory, Secret Agony (altro concept, stavolta sui romani), il punto più alto della carriera dei White Skull, oltre che un’influenza sui gruppi successivi. Nel decennio successivo infatti la moda del “concept album vichingo” si diffonderà discretamente, come vedremo nella prossima puntata di Ragnarock Story!

E voi? Vi piace il power metal?

Scritto da Mattia L.

Fonti:
Encyclopaedia Metallum
Wikipedia in inglese

Gelataio di professione, scrittore nei sogni, come blogger gestisce Heavy Metal Heaven, una webzine underground, oltre che il blog personale Hand of Doom.