L'addio di un padre al figlio - Falkenbach e Amon Amarth

L’addio di un padre al figlio – Falkenbach e Amon Amarth

Si può essere governanti inflessibili, condottieri sanguinari o eroi usciti da una leggenda, ma il dolore per la perdita di un figlio è qualcosa cui è impossibile prepararsi. I figli massacrati di Jarl Haraldson, Thyri che muore tra le braccia di Siggy, la piccola Gyda gelida e composta sulla sua pira… il nord non è certo una terra gentile con i suoi figli, anche i più giovani. Il sangue versato macchia l’anima dei genitori che rimangono e li cambia per sempre.

Questo topos non è presente solo nelle saghe e nelle leggende (basti pensare a Baldr!), ma anche nella musica.
In “Farewell”, i Falkenbach (one-man band tedesca attiva nell’ambito del viking metal dalla fine degli anni ’80) cantano l’addio di un padre al figlio caduto in battaglia. Le Valchirie lo accoglieranno e lo condurranno oltre il Bifröst, il ponte d’arcobaleno che conduce ad Asgard, fino al Valhalla, le Aule degli Eroi.

 

A cheek was beckoned
By a tear
A hand on a sword
And a whispering to hear
A word never spoken
A deed never done
Time now is near
Farewell my son…Hail to thee
Great Valkyries
Lead my son to
Where he belongs.
Guide his way while
Crossing the rainbow
Bid him welcome there
Where he belongs…Riding on horseback
Winged like the ravens
Eyes of the one eyed god
Sun now shines golden
Through the leaves of the old oaks
Up to the mountain
Now I rideA glorious dream
That was never dreamt
A death never died
And a life never lived
The last words were spoken
While the rising of sun
Time now is near
Farewell my sonPassing the frontier
Of Asgard and Midgard
Of heavens and grounds below
Allfather Wotan’s
Ravens my guidance
Leading me high aboveA cheek was beckoned
By a tear
A hand on a sword
And a whispering to hear
The last words where spoken
While the rising of sun
Time now is near
Farewell my son…

From beyond the horizon
Glorious rising
The hall of the bronzen shield
Portals now opened
Bidding me welcome
A shield maiden takes my hand…

 

 

Una guancia era rigata
Da una lacrima
Una mano sulla spada
E un sussurro da udire
Una parola mai detta
Un’azione mai fatta
Il tempo è vicino
Addio, figlio mio…Gloria a voi
Grandi Valchirie
Conducete mio figlio
Al posto che gli spetta.
Guidate il suo cammino
Attraverso l’arcobaleno
Dategli il benvenuto
Al posto che gli spetta…Montando a cavallo
Alato come i corvi
Occhi del dio da un occhio solo
Ora il sole splende dorato
Tra le foglie delle antiche querce
Verso la montagna
Ora cavalcoUn sogno di gloria
Mai sognato
Una morte mai patita
E una vita mai vissuta
Le ultime parole furono pronunciate
Al levar del sole
Il tempo è vicino
Addio, figlio mioPassando la frontiera
Di Asgard e Midgard
Del paradiso e delle terre sottostanti
Padre di tutti Wotan
I tuoi corvi, la mia guida
Mi portano su, in altoUna guancia era rigata
Da una lacrima
Una mano sulla spada
E un sussurro da udire
Le ultime parole furono pronunciate
Al levar del sole
Il tempo è vicino
Addio, figlio mio

Da oltre l’orizzonte
Una luce gloriosa
Le aule dello scudo di bronzo
I portali ora sono aperti
Mi danno il benvenuto
Una fanciulla dello scudo mi prende la mano…

Morire in battaglia è una sorte fortunata e segna la nascita di un eroe, ma a volte il destino gioca d’anticipo e si porta via chi è ancora troppo giovane e innocente per chiamarsi guerriero. “The Fate of Norns” degli svedesi Amon Amarth racconta proprio la sofferenza incredula di un padre che osserva il figlio di sei anni, sereno nella morte, giunta sulle ali del gelo o della malattia.

I feel a chill in my heart
Like lingering winter cold
I and my son are torn apart
He was just 6 winters old
My first-born was he
And the last of my kin
The last one to carry my name
Death smiled at him its deadly grin
There is no one for me to blameThe fate of Norns await us all
There is no way to escape
The day to answer Oden’s call
Or walk through Hel’s gateI carry him to my ship
He seems to be asleep
But the deep blue colour of his lips
Is enough to make me weep
No man should have to bury his child
Yet this has been my share
The tears i shed run bitter and wild
It’s a heavy burden to bear
His body feels so light in my arms
His skin is pale as snow
Yet his weight feels heavy in my heart
As my sadness continues to growAllfather!
What fate has been given me?
Why must I suffer?
Why must I feel this pain?
Allfather!
LIfe has lost it’s meaning to me
I think I’m going insane!I lay him down on a pyre
A burial worthy a king
And as I lie down by his side
I hear the weaving Norns singThe fate of Norns await us all
There is no way to escape
The day to answer Oden’s call
Or walk through hel’s gate

The fate of Norns await us all
I know this to be true
It’s time to answer Odens’s call
My son, he calls for me and you

Sento un brivido nel cuore
Come l’indugiare del freddo d’inverno
Io e mio figlio siamo strappati l’uno dall’altro
Aveva solo sei anni
Era il mio primogenito
E l’ultimo della mia stirpe
L’ultimo a portare il mio nome
La morte gli ha sorriso il suo ghigno letale
Non posso incolpare nessunoIl destino delle Norne ci attende tutti
Non c’è modo di sfuggirgli
Il giorno in cui rispondere alla chiamata di Odino
O di passare i cancelli di HelLo porto alla mia nave
Sembra essere addormentato
Ma il profondo colore blu delle sue labbra
È abbastanza per farmi piangere
Nessun uomo dovrebbe seppellire suo figlio
Eppure è ciò che mi è toccato
Le lacrime scorrono amare e selvagge
È un fardello pesante da portare
Il suo corpo sembra così leggero tra le mie braccia
La sua pelle pallida come la neve
Eppure il suo peso è gravoso sul mio cuore
Mentre la mia tristezza continua a crescerePadre di tutti!
Che destino mi è stato dato?
Perché devo soffrire?
Perché devo sentire questo dolore?
Padre di tutti!
La vita ha perso significato per me
Sento che sto impazzendo!Lo depongo sulla pira
Una sepoltura degna di un re
E mentre mi sdraio al suo fianco
Posso udire le Norne tessitrici cantareIl destino delle Norne ci attende tutti
Non c’è modo di sfuggirgli
Il giorno in cui rispondere alla chiamata di Odino
O di passare i cancelli di Hel

Il destino delle Norne ci attende tutti
So che è la verità
È il momento di rispondere alla chiamata di Odino
Figlio mio, sta chiamando me e te.

E così, come dietro a uno sguardo gelido come quello di Ragnar possono nascondersi le lacrime di un padre e un cuore infranto, come dietro al rigore e alla spietatezza di Haraldson ancora brucia la sofferenza per i figli perduti, dietro il death metal si può celare un testo delicato e triste. Decisamente appropriato!

Scritto da: Valpur