Forma e trasformazione del guerriero nordico Pt.2 - Storie dai Nove Mondi

Forma e trasformazione del guerriero nordico Pt.2 – Storie dai Nove Mondi

I pazzi del rischio calcolato – La cavalleria del mare

 

I link per le parti 1 e 3, sono in fondo alla pagina.

Già l'<<Operazione Lindisfarne>> era stata il modello di tale tipo di manovra, il cui processo si può riassumere in una semplice formula: spuntare all’orizzonte, colpire, sparire.

Le navi che si spargevano alla corsa ogni primavera usavano avvicinarsi quatte quatte all’obiettivo tenendosi sotto costa. Quando i commandos dei predatori decidevano di sbarcare, prediligevano spiagge piatte o le ampie imboccature delle foci fluviali. E poiché era difficile che la popolazione continentale possedesse navi (se ne aveva, erano comunque poche), non c’era pericolo d’imbattersi in resistenza; per cui le rive e gli abitanti costieri erano esposti inermi a un attacco risoluto.

Secondo la descrizione dell’Almgren, <<per lo più passavano pochi minuti fra l’istante in cui si vedeva spuntare una nave vichinga dalla foschia del mare del Nord, e il momento in cui i pirati si precipitavano al saccheggio e all’assassinio, penetrando nelle città e nei villaggi costieri. Prima che si fosse organizzata la difesa, i predoni eran già lontani con il bottino>>.

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Per secoli l’area nordica riversò sulle coste continentali <<questi sciami di gente perduta>>. Venivano come temporali d’estate, improvvisi e irresistibili, con la violenza devastatrice di un tifone: imponendo all’avversario, grazie all’attacco di sorpresa, la legge dell’azione.

Tali piratesche operazioni-lampo ricordano gli attacchi rapinosi dei popoli delle steppe orientali, che scossero più volte, non meno dei vichinghi, l’Europa dalle fondamenta. Più veloci, più duri, più audaci ancora di unni, magiari, o delle bande di Genghiz-Khan, gli uomini del nord piombavano come una cavalleria sul continente: una cavalleria del mare, ovunque presente e inafferrabile, che già per questo motivo otteneva con piccole unità risultati enormi.

I vichinghi dimostrarono così, per la prima volta nella storia, che una potenza marinara è superiore a una anche più forte di terra, finché questa non si mette in grado di contrastare l’avversario nel suo naturale elemento.

Gli storici militari rilasciano pure un altro attestato ai vichinghi: quello di aver ben presto trasferito a terra la tattica di cavalleria impiegata con tanto successo contro le coste europee. Essi imposero infatti ai pigri eserciti di terra del continente una forma, per quei tempi insolita, di guerra di movimento. L’argento vivo del cavaliere rimase la loro arma segreta, anche quando si spinsero dalla costa molto addentro nel territorio.

Fonti:
Rudolf Pörtner – L’Epopea dei Vichinghi

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