Forma e trasformazione del guerriero nordico Pt. 5 - Storie dai Nove Mondi

Forma e trasformazione del guerriero nordico Pt. 5 – Storie dai Nove Mondi

I pazzi del rischio calcolato – “Gente al naturale come bestie”


I link per le parti 1, 2, 3, 4a, 4b sono in fondo alla pagina.

[Il post contiene anticipazioni sulla vita di Ragnar Lodbrok e della sua discendenza, ndr]

Spesso i guerrieri vichinghi si comportavano con forsennata violenza. Secondo Snorri, il padre della poesia islandese, che li ha descritti nella Ynglingasaga sia pure con una punta di mitologia, essi <<si gettavano nella lotta senza corazza, furiosi come cani o lupi; mordevano gli scudi, ed erano forti come orsi o tori: ammazzavano senza discriminazione, e nulla poteva contro di loro il fuoco o il ferro>>.

Qualche studioso recentemente ha avanzato l’ipotesi che i vichinghi si procurassero artificialmente questa collera insana mangiando funghi muscarii, contenenti muscarina, una “droga psicotropa” che provoca effetti analoghi a quelli dell’L.S.D. Droga o no, un pizzico di frenesia albergava comunque in ogni vichingo.

Gli scaldi islandesi e gli autori delle saghe non tralasciavano occasione di descrivere entusiasticamente scoppi di ira furiosa. Re Aroldo lo Spietato, per esempio (come si legge nella Heimskringla), era in preda a una tale rabbia durante la battaglia di Stamford Bridge, <<che conduceva l’assalto molto più avanti dei suoi, menando fendenti terribili a dritta e a manca. Né elmo né corazza sapevano resistergli, e tutti quelli che gli erano vicini fuggivano>>. Ore dopo, quando una freccia lo ebbe ferito a morte, gli uomini al seguito del norvegese Eystein Orri piombarono in campo in maniera così selvaggia, <<che, fin quando poterono reggersi in piedi, mai una volta fecero uso dello scudo>>. E alla fine si sbarazzarono addirittura delle corazze, in modo che gli inglesi riuscirono ad abbatterli senza sforzo. <<Molti caddero esausti, morendo senza ferite di sorta.>>

Il lato furioso dei popoli nordici – estrema ferocia, smania sanguinosa di suicidio, estasi dell’ira sino all’annientamento totale – si esprimeva anche nell’inconcepibile ferocia della loro condotta in guerra. Le fonti contemporanee pullulano di testimonianze di spaventosa brutalità, atti che, se pure infiorati patologicamente dai monaci, non potevano sicuramente esser frutto d’invenzione.

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Quando i briganti nordici del mare e del fiume presero Nantes, il San Giovanni dell’843, <<menarono un forsennato bagno di sangue fra uomini e donne, gettandosi sulle lance i neonati fra grande allegria, come al gioco della palla>>. Ragnar Lodbrok, accanto a Olav Tryggvason, il più ammirato solista dell’opera nordica degli eroi, fece parte impiccare parte ammazzare centoundici prigionieri su un’isola della Senna presso Carolivenna (venti chilometri da Saint-Denis), nell’845, sotto gli occhi dei franchi inorriditi. Quando anni dopo Ragnar venne liquidato per mezzo di serpi velenose a opera di re Ella di Northumbria, i figli lo vendicarono pigliando prigioniero l’uccisore, aprendogli il petto con ferro rovente e strappandone i polmoni.

Anche Adamo di Brema svolge profondamente il tema della crudeltà vichinga, raccontando, ad esempio, che il re del mare Ivar Lodbrokson cominciò col far fustigare a verghe Edmondo, frate sassone, quindi lo fece decapitare, e ne diede il cadavere insepolto in pasto a cani famelici. E una schiera danese, spintasi nell’estate 994 siano a Stade sull’Elba, fece mozzare ai prigionieri mani e piedi, naso e orecchie. Fra i mutilati si trovavano – a conoscenza di Adamo – <<parecchi nobili signori che, a oltraggio dell’impero, vissero ancora a lungo, lamentevole visione per chiunque>>. Che le cose non andassero diversamente nelle foreste e nelle steppe d’Oriente, lo dimostra la definizione che Ibn Fadlan diede dei terribili uomini del nord: <<Gente al naturale come bestie>>.

Fonti:
Rudolf Pörtner – L’Epopea dei Vichinghi

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