freydis eriksdottir

Freydís Eiríksdóttir: quando una furia in veste di donna si abbatte sul nemico

Pur non avendo notizie certe in merito alla presenza di donne sul campo di battaglia possiamo in verità affermare che al contrario di molte civiltà i vichinghi ebbero cura di riservare prestigio e rispetto alle loro mogli e madri.

Tutto ciò è ben reso nella serie televisiva Vikings attravero la quale fin dai primi episodi si è voluta mettere in risalto l’importanza delle donne che al pari degli uomini contribuiscono allo sviluppo della storyline inserita all’interno dello show tv.

Infatti il creatore della serie Michael Hirst ha sottolineato l’importanza di personaggi come Lagertha, descrivendola certamente come una donna potente ma costretta a pagare duramente il raggiungimento della propria fama in un mondo dominato dalla figura maschile.

Allora come oggi molte donne sono costrette a lottare e provare quotidianamente a non soccombere alle complicazioni della vita, a tal proposito oggi voglio parlarvi di una donna vichinga meglio nota come Freydís Eiríksdóttir.

Figlia illegittima del famoso condottiero vichingo Erik il Rosso, colui che per primo colonizzò la Groenlandia e sorella dell’esploratore islandese Leif Erikson, Freydis ancora molto giovane sposò un’uomo ricco ma di salute cagionevole.

Correva l’anno 1004 quando lei e suo marito partirono per una spedizione in Vinland (parte del Nord America, probabilmente l’odierna Terranova). Le sole fonti medievali che citano Freydís sono due racconti conosciuti con il nome di Saga di Erik il Rosso e Saga dei Groenlandesi, che si crede siano state composte nel XIII secolo per descrivere eventi accaduti attorno all’anno 1000.

Nella Saga di Eric il Rosso (Eiríks saga rauða) si apprende come Freydís si unì insieme al marito a una spedizione in Vinland guidata da Thorfinnur Karlsefni e sua moglie Guðríðr Þorbjarnardóttir. Quando approdarono sulla riva ben presto incontrarono un gruppo di indigeni detti skraelings i quali sembravano interessati a effettuare degli scambi commerciali.

Malgrado ciò ben presto i tessuti colorati che i vichinghi erano soliti vendere ai nativi del luogo iniziarono a scarseggiare ed è questa la ragione per cui non avendo più nulla da scambiare proposero loro del comune latte vaccino.

Purtroppo presto si diffuse l’equivoco di un’avvelenamento ai danni degli indigeni da parte dei vichinghi, probabilmente dovuto a quella che al giorno d’oggi definiremmo un’intolleranza al lattosio.

La situazione prese una piega ancora più critica in seguito alla fuga di un toro che fece a tal  punto spaventare i nativi da farli scappare via a gambe levate per tre intere settimane al termine delle quali tornarono in forze urlando e brandendo le loro armi in segno di guerra.

I vichinghi senza le abilità necessarie a difendersi, un adeguato esercito e costretti a combattere una guerra su più fronti pianificarono la fuga cercando di creare un collo di bottiglia in modo da evitare il contatto diretto con il nemico.

Purtroppo, Freydís Eiríksdóttir che in quel momento si trovava nel mezzo del campo di battaglia era in stato avanzato di gravidanza. Non riusciva a tenere il passo con la ritirata per cui si mise a gridare:

“Perché correre via da tali creature inutili, uomini robusti che siete, quando, come mi sembra probabile, si potrebbe massacrarli come tanti capi di bestiame? Se avessi avuto un’arma, credo che avrei potuto lottare meglio di qualsiasi di voi.”

Mentre gli altri correvano indietro, Freydis cadde e non poté far altro che guardare gli altri salire sulle navi e salpare in fretta intanto gli indigeni erano quasi su di lei. Corse oltre il corpo di un uomo che era morto a causa di un colpo alla testa ma venne circondata.

Afferrò la spada che si trovava vicino al caduto e senza pausa mettendo a nudo il seno, battendosi il petto e agitando la spada lanciò un terribile grido di battaglia. Gli indigeni arrabbiati fissarono con stupore la donna per alcuni secondi e poi corsero su per le colline.

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Riproduzione storica di Freydis Eiriksdottir presso il Saga Museum di Reykjavík

Ormai esausta Freydis cercò un luogo tranquillo, dove partorire suo figlio, Snorri. Nel mentre si dedicò alla vita campestre e cercò di sopravvivere alla meglio contando solo sulle proprie forze fino a quando qualche tempo dopo i vichinghi alla fine tornarono e la portano in salvo.

Dopo che le spedizioni nel Vinland ebbero riscosso un qualche successo secondo quanto riportato dalla Saga dei Groenlandesi (Grœnlendinga saga) anche Freydís volle il prestigio e la ricchezza legati ad un viaggio.

Nonostante tutte le difficoltà incontrate nella spedizione precedente e la mancanza di fedeltà dimostrata dai suoi connazionali, Freydis partì un anno più tardi per seconda spedizione in Vinland, prendendo due navi. Una delle navi affondò durante il viaggio questo significò rinunciare a metà dei propri viveri. Sicché al cospetto di tante bocche da sfamare ordinò ai marinai  presenti sulla prima nave di uccidere tutti coloro che erano sulla seconda nave.

I marinai accettarono di compiere il suo volere ma si rifiutarono di uccidere le donne che peraltro erano disarmate. Freydis, che non aveva di questi scrupoli, prese la scure e le uccise. Arrivati ​​a destinazione vicino l’Anse aux Meadows sull’isola di Terranova trovarono gente ostile e furono costretti a salpare verso terre più ospitali.

Nel mentre riuscì a convincere due fratelli islandesi Finnbogi e Helgi a compiere una spedizione insieme con suo marito. Questa volta si stabilì che ciascuna della parti avrebbe preso trenta uomini e una nave ciascuno. Eppure Freydis prese con sé cinque marinai in più e riuscì a ottenere la nave più grande.

Arrivati ​​a destinazione vennero costruiti due insediamenti ma a causa di un malinteso nonostante fossero della stessa fazione, Freydis ordinò al marito e ai suoi uomini di uccidere i fratelli e tutto il loro equipaggio.

Ancora una volta i mariani si rifiutarono di uccidere le donne che li avevano accompagnati così Freydis si fece largo non risparmiando nessuna di loro, di certo i guerrieri vichinghi non erano noti per la loro pietà e ugualmente Freydis quantunque fosse donna.

Poi dal momento che uccidere membri del proprio gruppo di invasione e la fuga da nemici probabilmente avrebbe significato una vita in esilio, per fermare eventuali domande Freydis riferì che i due fratelli e il loro equipaggio erano così rimasti colpiti da quei luoghi che avevano deciso di rimanere lì. La verità, tuttavia, prima o poi venne fuori.

In un certo senso si può interpretare la Saga dei Groenalndesi come una specie di propaganda cristiana che dipingeva Freydis come una donna che non obbediva alle regole mentre la Saga di Erik il Rosso sembra essere una revisione da parte degli storici norvegesi della Grœnlendinga saga quindi più obiettiva con l’intento di rendere Freydis un simbolo della forza delle donne norvegesi.

Scritto da:
Dovahkiin

Fonti:
Wikipedia
Saga Museum
Interesting Pretties

ENGLISH:

Freydís Eiríksdóttir: the story of a norwegian viking warrior