Forma e trasformazione del guerriero nordico Pt. 6 - Storie dai Nove Mondi

Forma e trasformazione del guerriero nordico Pt. 6 – Storie dai Nove Mondi

I pazzi del rischio calcolato – La “bara di Troia” di Luni


I link per le parti 1, 2, 3, 4a, 4b e 5 sono in fondo alla pagina.

Le cronache contemporanee non lamentano però, con accenti commossi, solo la ferocia dei guerrieri nordici, ma anche la loro perfidia. La tradizione nordica conferma l’esattezza di tali accuse: scrittori di saghe e storici non lasciano dubbio sul fatto che astuzie e colpi a tradimento fossero tenuti in altrettanto pregio della fredda brutalità o del delirio guerriero.

Il decano Dudone di San Quintino dedicò alla presa di Luni alla foce della Magra (La Spezia), ancora dopo un secolo e mezzo, un circostanziato rapporto, che riflette come nessun’altra fonte (compresi i furiosi libelli dei cronisti ecclesiastici) la totale immoralità della condotta guerriera dei vichinghi. Ecco i passaggi più importanti del suo resoconto, in cui una bara ha la parte del cavallo di Troia.

<<I capi della città di Luni, spaventati dall’inatteso e minaccioso attacco, armano in fretta i cittadini; e Hasting – il comandante di questa azione mediterranea – accortosi dell’impossibilità di prenderla con le armi, ricorre a un’astuzia: mandando un messaggero al burgravio e al vescovo della città, il quale, alla presenza del dignitario, così dichiara:

<<” Hastings, duca dei Danesi, e tutti coloro che la sorte ha cacciato di Danimarca con lui, vi salutano. A voi non è ignoto come, vagando per il mare tempestoso, noi siamo approdati al regno dei franchi. Nel quale penetrati, abbiamo, dopo molte battaglie contro le genti franche, sottomesso la terra loro al nostro capo. E desiderando noi, una volta completata la conquista, tornare al paese avito, prima ci soffiò contro il vento del nord, poi ci prostrarono quelli avversi di ovest e di sud; onde non per nostra volontà, e in estremo bisogno, siamo approdati alla vostra costa. Noi vi preghiamo ora di concederci pace, affinché possiamo acquistare dei viveri. il nostro duca è malato. E, prostrato dal dolore, desidera ricevere da voi il battesimo; o, se dovesse nella sua estrema debolezza venirci strappato prematuramente, egli implora dalla vostra carità e pietà una tomba dentro le vostre mura.”

<<Al che il vescovo e il burgravio: “Noi stringiamo pace eterna con voi, e battezzeremo il vostro duca. E vi permettiamo di acquistare quanto volete.” Si stringe dunque un trattato di pace, e comincia un vivo commercio fra cristiani e infedeli pagani.

<<Nel frattempo, il vescovo appronta il fonte battesimale, consacra l’acqua, e fa accendere i ceri. Hastings l’ingannatore viene quindi condotto, entra nell’acqua, riceve il battesimo, ed è riportato alla nave come malato grave. Dove giunto, convoca i suoi ribaldi, esponendo loro il vergognoso disegno segreto di sua invenzione: ” La prossima notte annuncerete al vescovo la mia morte, e pregherete fra le lacrime che mi si lasci seppellire in città. In cambio promettetegli le mie spade, le mie fibbie e tutto quanto m’appartiene.”

<<Detto fatto, i normanni si affrettano fra i gemiti al cospetto dei signori della città… e poi tornano ad annunciare il successo della frode. Hastings allora, tutto gioioso, riconvoca le varie tribù e dice loro: “Fatemi una bara alla svelta, mettetemici come un cadavere ma con le armi accanto, e schieratevi tutt’intorno come in lutto. Gli altri lanceranno il grido di guerra nelle strade, nel campo e sulle navi.”

<<All’ordine tiene dietro, seduta stante, l’esecuzione. Il lamento dei normanni risuono all’intorno, mentre le campane della città chiamano il popolo alla chiesa… Portato da cristiani e pagani, Hastings viene condotto dalla porta cittadina al convento ove è la tomba. E mentre il vescovo s’accinge a celebrare solennemente la messa, e tutto il popolo ascolta reverente i canti del coro, ecco i normanni balzare improvvisamente accanto alla bara e gridare che il duca non dev’essere sepolto. I cristiani sono là in piedi come percossi dal tuono. D’un tratto Hastings balza fuori dalla bara, sfodera la spada scintillante e abbatte prima lo sventurato vescovo, quindi il burgravio.

<<I normanni sbarrano allora in fretta le porte della chiesa; e comincia l’orrendo massacro dei cristiani disarmati. Dopodiché si precipitano fuori, ammazzando chiunque metta mano alle armi. Anche quelli restati sulle navi irrompono per le porte aperte e si mescolano alla furente battaglia. Quando il lavoro del sangue è infine compiuto, il popolo di Dio è sterminato quasi al completo: ciò che ne resta viene trascinato, carico di catene, alle navi.>>

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Racconto? Favola macabra? Parto fantastico di un pubblicista ecclesiastico?

Certo, la conquista di Luni non si è svolta come vuole Dudone, ma si sa che la descrizione del decano di San Quintino riposava su una tradizione orale molto viva, e che, oltre a lui, v’era una mezza dozzina di autori suoi contemporanei che la descrivono in maniera analoga.

Anche la cronaca di Nestore informa di stratagemmi del genere. Un capo nordico di nome Helgi (parente di Rurik), approdato dinanzi alle porte di una città vicina a Kiev, nascose dapprima i suoi guerrieri nelle barche; poi, all’avvicinarsi dei primi curiosi, <<essi presero l’aspetto di mercanti>>, li attirarono in campo aperto e li ammazzarono. Analoga condotta tenne Aroldo lo Spietato dinanzi alle mura di una città siciliana; e il normanno Roberto il Guiscardo si impadronì di un monastero calabrese mediante un corteo funebre e una bara piena di spade.

Probabilmente simili trucchi facevano parte, dopo l’attacco a tradimento di Hastings a Luni, del repertorio tattico di <<un esperto esercito vichingo>>.

La fedeltà ai patti stretti col nemico non apparteneva in ogni caso alle virtù praticate dai guerrieri nordici; i quali riguardavano come loro buon diritto il venir meno ad accordi e impegni presi. La mancanza di scrupoli era un ingrediente della loro morale militare, che cristallizzava senza rimorsi di coscienza non solo la legge del più forte, ma anche quella del più furbo. Allorché nell’845 tolsero il blocco a Parigi dietro riscatto di settemila libbre d’argento, promisero solennemente di non torcere più un capello al regno franco da ora innanzi: infrangendo subito, nel viaggio di ritorno in patria, il giuramento prestato sulle loro cose più sacre, le armi.

Fonti:
Rudolf Pörtner – L’Epopea dei Vichinghi

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