Comic-Con: Michael Hirst parla della terza stagione, dei personaggi femminili e dell'accuratezza storica della serie

Comic-Con: Michael Hirst parla della terza stagione, dei personaggi femminili e dell’accuratezza storica della serie

Ecco di seguito l’intervista pubblicata sul Collider e tradotta da Sally per “Vikings – Italian fans“. Qui potete leggere l’altra intervista a Travis Fimmel e Clive Standen, mentre qui quella a Katheryn Winnick Alexander Ludwig!

Dopo aver impacchettato la seconda stagione ed aver iniziato a produrre la terza, il cast ed i creatori di Vikings, tra un combattimento con lo scudo e uno con la spada, hanno trovato il tempo di partecipare al Comic Con in un panel dedicato ai fan, dove hanno dato qualche suggerimento sugli avvenimenti della terza stagione. Durante l’evento sono riuscita a fare quattro chiacchiere con Michael Hirst per discutere cos’ha in serbo per la nuova stagione. Durante l’intervista Hirst ha parlato del ruolo dei personaggi femminili nello show, di come siano trattati ed utilizzati il misticismo e la religione, di cosa succederà a Ragnar ora che ha il suo potere e di quanto sia difficile mantenere lo show il più storicamente accurato possibile.

D: Alla fine della stagione vediamo Ragnar solo in cima ad una scogliera. È simbolico del fatto che lui adesso stia andando avanti, solo e superiore a tutti?

Michael Hirst: In effetti durante il panel hanno chiesto a Travis cosa gli passasse per la testa e lui ha risposto che stava pensando a che cosa significa avere il potere e al fatto che molte persone potenti sono corrotte in partenza oppure lo diventano. Ragnar ha intrapreso un viaggio sin dall’inizio e non ha mai voluto diventare jarl né re: il suo desiderio era viaggiare, era curioso di conoscere il mondo, e questo suo desiderio era sempre vanificato da chi deteneva il potere. Per questo motivo quindi ha dovuto soverchiarli. Ora nella sua mente si sta sforzando, si sta chiedendo “Cos’è il potere?” “Cosa mi farà?” “Cosa dirò a mio figlio riguardo al potere ed alle responsabilità che esso comporta?”
La cosa stupenda è che il nostro show non è uno di quelli tipo “devi conquistare il trono perché questa è la sola cosa importante”.
Conquistare il trono non è la sola cosa importante: quello che conta davvero è come ci sei arrivato e cosa farai una volta re. Dà un bell’inizio alla stagione perché già molte serie trattano di temi come i costi del potere ed il prezzo che si paga per conquistarlo.

D: Avremo un salto temporale?

Michael Hirst: No, non in questa stagione.

D: Hai un approccio specifico con i personaggi femminili e con il loro modo di interagire con gli altri all’interno dello show? È così diverso da quello che di solito si vede in altre serie tv.

Michael Hirst: Sì, e ne sono davvero orgoglioso. Ho fatto il dottorato di ricerca ad Oxford sulle novelle di Henry James: lui preferiva scrivere di personaggi femminili piuttosto che di quelli maschili, e suppongo che anche per me sia lo stesso, in qualche modo. Lui sosteneva che i personaggi femminili siano decisamente più complessi ed interessanti per uno scrittore, ed io all’inizio non mi ero accorto che Lagertha fosse tra i pochi personaggi femminili ad avere un ruolo di spicco in una serie tv, ma credo che sia unica: è una madre, una moglie, ed è davvero tosta. Ed è assolutamente un’ottima persona da prendere a modello, ma come scrittore devo in qualche modo continuare a punirla e lei perde tutto, continuamente. E credo che sia questo il prezzo che spesso le donne devono pagare, specialmente quelle ai vertici: è il prezzo che pagano per raggiungere qualsiasi obiettivo. Ogni volta che tu pensi che lei abbia realizzato qualcosa, che sia arrivata in cima e che quindi adesso tutto sarà facile ti sbagli. Non è mai facile per le donne, allora come oggi, nel Medioevo come nell’epoca contemporanea, ci sono sempre altri problemi, altre questioni, altre cose da risolvere, sempre più complicazioni nella vita. Quindi io non scrivo i personaggi femminili in modo diverso, mi limito a scriverli nello stesso modo, affinché siano interessanti quanto quelli maschili e non si limitino a decorare lo show.

D: Ovviamente dovrai prenderti molte licenze creative, ma essendo su History Channel quanto è importante che tu sia storicamente accurato?

Michael Hirst: È molto importante. Il fatto che lo show risulti così reale mi rende molto orgoglioso. È tutto basato su varie ricerche. Ovviamente siamo nel Medioevo e sappiamo molto poco dei vichinghi poiché non scrivevano nulla, e le fonti scritte che abbiamo ci arrivano dai loro nemici. Non mi prendo grosse licenze, non mi distacco mai da ciò che sappiamo. Sono molto orgoglioso del fatto che lo show sia reale, e lo è nel senso che è basato su persone veri, fatti veri, ma anche nel senso che lo filmiamo “per davvero”: tutti gli attori lottano, remano, cavalcano. Se guardi Thor, il film, tutte le battaglie sono fatte al computer. È patetico! I nostri ragazzi combattono per davvero, si sporcano, si fanno male.

D: Il fatto che Ragnar sia diventato re come influenzerà il conflitto che vediamo crescere in Inghilterra al termine della stagione? Li hanno lasciati con un manipolo di vichinghi… Come farà lui da re ad affrontare questa situazione? Come farai tu?

Michael Hirst: L’abbiamo certamente affrontata nella terza stagione, ed una delle ragioni è che Linus Roache interpreta re Ecbert: è un personaggio talmente straordinario che non vorresti mai lasciarlo, vorresti sempre tornare indietro e scoprire cosa sta facendo e come funziona l’accampamento. E ricordate, sin dalla prima stagione questo è stato uno dei sogni di Ragnar: fondare un insediamento da qualche parte, dove ci sia un suolo fertile. Era un contadino, Ragnar, e i la Scandinavia ha un suolo molto povero ed al tempo era sovrappopolata, non c’era abbastanza terra coltivabile: sapeva che i vichinghi avrebbero dovuto espandersi, e questa è una delle ragioni per le quali sono esposi fuori dalla Scandinavia nell’ottavo secolo. Quindi quello che succede all’accampamento è molto importante per Ragnar ed è una grossa fetta della narrazione della terza stagione. Ma non posso dirvi ciò che accadrà.

D: Come avete scelto l’aspetto del Veggente e l’estetica degli altri elementi quasi magici dello show? Sembrano usciti da un romanzo fantasy.

Michael Hirst: Se devo essere sincero non amo molto il fantasy: preferisco che le cose siano basate su qualcosa di più o meno reale. Il veggente è descritto in alcune saghe islandesi come una specie di non-morto, qualcuno che vive sottoterra ed esce solo quando qualcuno va a visitarlo. Troviamo traccia di un veggente in molti villaggi, ma ovviamente non possiamo sapere che aspetto avesse: nessuno ne ha lasciato una descrizione. Sappiamo che ce n’erano, abbiamo anche alcune delle loro profezie: ad esempio, è stato un veggente a dire ad Odino che suo figlio sarebbe stato ucciso. Quindi abbiamo dovuto immaginarci l’ipotetico aspetto di qualcuno che vive praticamente seppellito sotto terra, che si lamenta dell’umidità e che probabilmente è in giro da centinaia di anni. In questo modo siamo arrivati a decidere quale dovesse essere il suo aspetto. Per me non è fantasia, perché ha una base – e non è fantasia anche perché ogni tanto i vichinghi vedono gli dei, con forme differenti, magari negli animali. Sappiamo anche questo grazie alle saghe, sappiamo che loro vedevano gli dei. Cito spesso questo esempio: se facessimo una serie tv su Gesù Cristo e dovessimo girare la scena nel sepolcro, dopo la crocifissione e la sua resurrezione, sarebbe fantasia? Per un cristiano sarebbe la verità: dal punto di vista di un cristiano non è fantasia. È la verità. Quindi, poiché io per la prima volta sto girando il tutto dal punto di vista dei vichinghi, queste cose sono vere per loro.

Fonte: Collider
Tradotto da Sally