Assedio di Parigi - Storie dai Nove Mondi

Assedio di Parigi – Storie dai Nove Mondi

L’assedio di Parigi dell’885 fu un evento parte della campagna di razzie vichinghe nell’allora regno della Francia Occidentale, il Regnum Francorum Occidentalium, nato dalle ‘ceneri’ dell’Impero Carolingio, dopo la morte dell’Imperatore Luigi I, detto Il Giusto, figlio di Carlo Magno.

L’assedio fu un momento molto importante del regno di Carlo III, o Carlo Il Grasso, poiché, tra le altre cose, provò l’importanza della posizione di Parigi, in quanto a strategicità. É da dire che, ai tempi, le dimensioni di Parigi erano molto diverse da quelle odierne: oggi siamo abituati a pensare alla Capitale francese come una città enorme, mentre allora si limitava alle dimensioni della sola Île de la Cité.

I Vichinghi arrivarono numerosi: si parla di 700 navi e 30.000 uomini (NB: non vi è prova concreta che i numeri siano quelli esatti. Tutto ciò che abbiamo a proposito di questo evento ci arriva da un testimone oculare, un monaco benedettino di nome Abbo di Saint-Germain, e la sua cronaca, De bellis Parisiacae urbis. Molti di questi numeri, infatti, sembrano essere guardati dubbiosamente dagli storici), che però non riuscirono ad espugnare Parigi…

Facciamo un passo indietro…

L’assedio di Parigi non fu la prima volta dei vichinghi in Francia. Infatti, essi raggiunsero Parigi per la prima volta nel 845, poi tre volte ancora.

Saccheggiarono e se ne andarono. Questo, ovviamente, portò i parigini a prendere provvedimenti. Vennero costruiti due ponti, uno in legno e l’altro in pietra, che collegavano l’isola di Parigi al resto del territorio. Questo ‘provvedimento’ è conosciuto come Editto di Pistres, e fu di fondamentale importanza per gli eventi che poi si sarebbero succeduti quasi quattro lustri dopo…

I Vichinghi salparono per la Francia nel 885, presentandosi numerosi alle porte di Parigi, nel novembre dello stesso anno. Arrivarono chiedendo un ‘tributo’ ai francesi, i quali, ovviamente, declinarono la ‘proposta’, perciò, il 26 novembre 885 ebbero inizio le ostilità.
Gli uomini del nord attaccarono la città con baliste (una sorta di grande balestra, già in uso ai tempi dei romani), catapulte e manganelle. Tuttavia il loro attacco non fu efficace: i francesi resistettero e respinsero gli assedianti con pece ed olio bollente. Ma i vichinghi non si diedero per vinti, tanto che ritentarono l’attacco il giorno seguente, tentando di avere la meglio sui difensori della città, ma così non fu. Niente di nuovo.

Northmen Barques - Ögan il vichingo

Per quasi 60 giorni i Vichinghi tentarono di prendere la città, tentando in tutti i modi di sfuggire alla torre che impediva loro qualsiasi tentativo efficace di mettere piede all’interno delle mura. Nel gennaio del 886 elaborarono uno stratagemma ingegnoso: incendiarono tre delle loro navi e le mandarono contro il ponte in legno -uno dei due che furono costruiti tempo addietro, in seguito all’Editto di Pistres-, che però non cedette, anche se riportò diversi danni.

La svolta arrivò nel febbraio di quello stesso anno, quando la natura aiutò l’assedio dei Vichinghi, facendo piovere, talmente tanto da far esondare il fiume -pieno di detriti che gli assediatori vi avevano volutamente accumulato-, facendo crollare il ponte.

Con il ponte caduto, la torre della parte nord della città era isolata e con pochi soldati rimasti all’interno. Quando i Vichinghi intimarono loro di arrendersi, essi si rifiutarono e vennero uccisi.

I Vichinghi lasciarono sul posto dell’assedio una frazione della loro armata, mentre il resto si diresse verso l’interno della Francia, con l’intento di saccheggiare piccoli centri come Le Mans e, poco più a sud, Chartres.
Intanto, a Parigi, Oddone, conte della detta città, riuscì a mandare alcuni uomini oltre le linee Vichinghe, con l’intento di dirigersi in Italia e domandare a Carlo soccorso. Così fu, ma fu il conte di Sassonia, Enrico, rappresentante dell’Imperatore in terra germanica, a rispondere. Egli marciò su Parigi, rinvigorendo le forze francesi con uomini e approvvigionamenti.

La situazione era decisamente a favore dei francesi, perciò i Vichinghi tolsero l’assedio. Tuttavia non tutti  se ne andarono: Hrôlfr, meglio conosciuto come Rollone, uno dei comandanti vichinghi, rimase sul posto con le sue truppe, accampandosi vicino alla zona che noi oggi conosciamo come Montmartre.

Qualche mese dopo, tra la fine di Aprile e l’inizio di Maggio, scoppiò un’epidemia a Parigi. Le cose si mettevano di nuovo male per gli assediati, così Oddone andò a chiedere nuovamente aiuto a Carlo, il quale, in risposta, intraprese la marcia verso nord.

In estate i Vichinghi tentarono nuovamente di far cadere la città, ma furono nuovamente respinti. L’esercito imperiale arrivò alle porte di Parigi attorno alla metà di ottobre e mise in fuga gli assediati. L’imperatore Carlo circondò anche Rollone e i suoi uomini. Tuttavia Carlo non aveva alcuna intenzione di spargere sangue, perciò propose i Vichinghi una soluzione che avrebbe potuto giovare ad entrambe le parti: ai Vichinghi venne permesso di prendere le loro navi e continuare a navigare più verso il centro della Francia e saccheggiare la Borgogna, che allora era in rivolta, in più vennero loro pagate le 400 libbre d’argento, solo se avessero ritirato definitivamente l’assedio. Così l’Imperatore, con una sola mossa si liberò dei vichinghi e risolse le rivolte della Borgogna.

Scritto da Máni

Fonte:
Besieged: 100 Great Sieges from Jericho to Sarajevo – Paul K. Davis