Approfondimento: Doomsword - Let Battle Commence

Approfondimento: Doomsword – Let Battle Commence

La copertina di Let Battle Commence

La copertina di Let Battle Commence

All’interno della variegata scena epic metal italiana, i Doomsword sono sicuramente tra i più amati, e (forse) solo secondi agli storici Dark Quarterer per fama. Tale successo non è certo casuale: lungo tutta la loro carriera i lombardi si sono infatti sempre contraddistinti per una grande integrità artistica e per aver prodotto lavori sempre di qualità, che hanno fatto la gioia degli appassionati del metal più epico. Tra i cinque dischi pubblicati fino ad oggi il più apprezzato è probabilmente il terzo, Let Battle Commence (2003): è questo infatti, a livello musicale ma soprattutto lirico, probabilmente il lavoro più ambizioso della band lombarda. Siamo infatti davanti ad un concept storico, basato sul misto di leggende e fatti che circondano le imprese dei figli di Ragnar Lodbrok ed in particolare di Ivarr il Senz’Ossa: conseguenza di ciò è anche che la storia che andiamo a raccontare contiene possibili anticipazioni su tutte le stagioni future di Vikings.

Non leggete oltre, perciò, se preferite evitare gli spoiler!

“Nel primo giorno di novembre dell’anno 866, l’armata danese di Ivarr il Senz’Ossa conquistò York. Questa è un’apologia di uno dei pochi trionfi pagani sui cristiani”: questa è la frase che campeggia nella prima pagina del libretto di Let Battle Commence, già presentando al meglio il disco ancor prima del suo inizio. Ad ogni modo, l’apertura è affidata ad un arpeggio malinconico di chitarra acustica, su cui entra presto una voce triste: è quella di re Aelle di Nothumbria, che avverte un cupo presagio, qualcosa di terribile sta arrivando dal mare, proveniente da nord. Heathen Assault esplode quindi come un fulmine di Thor, e su uno sfondo subito potente ed epico il cantante Deathmaster si immedesima stavolta in Ragnar: la terra cristiana ed in particolare il regno di Jorvik (il nome norreno di York) devono sanguinare, fino a tremare quando viene pronunciato il nome dei suoi figli. Questa è l’esortazione del grande capo vichingo verso il figlio Halvdane (lo Hvitserk del telefilm) che però è lontano, essendo Ragnar già stato catturato da Aelle e gettato nel suo pozzo di serpenti. Tutto ciò ci conduce all’esaltante ritornello, indicativo della frenesia di sangue degli invasori: “Bruciate l’Inghilterra fino alle fondamenta!/Bruciate Jorvik fino alle fondamenta!/Assalto pagano!” La canzone va avanti molto a lungo, con a tratti inserti anche in antico norreno, per poi terminare con Ragnar che vede due corvi alti nel cielo: è Odino, che lo guarda infine morire.

L'attuale formazione dei Doomsword sul palco

L’attuale formazione dei Doomsword sul palco

Si prosegue con In the Battlefield, traccia subito marziale e cadenzata, il cui testo dipinge vivide scene di sanguinosi scontri con l’apoteosi nel ritornello, costituito da una semplice invocazione: “Odino, guida la mia spada!” Nelle interviste, il cantante Deathmaster ha affermato che con questa canzone il gruppo voleva evocare nell’ascoltatore le sensazioni che si provano durante una battaglia: missione perfettamente riuscita! In ogni caso, il brano termina con la sconfitta degli inglese: il re Aelle è stato catturato, e la città di Jorvik è in difficoltà. Dalla cima delle sue mura, un combattente anglosassone ammira l’orda vichinga e nel suo animo chiedere perdono al suo dio: lui e i suoi compagni non possono nulla contro l’avanzare dei pagani. Questo è proprio il tema centrale di Woden’s Reign, canzone inizialmente calma, finché il corno non da il via di nuovo all’epicità, che è stavolta però più disperata e meno virile; notabile in essa è anche il realismo del cambio di punto di vista: il fatto che Odino non è più “Odin” ma anglicizzato in “Woden” è infatti indicativo dell’eccellente preparazione storica dei Doomsword.

Giunge ora Deathbringer, pezzo sulla linea del precedente, anche se pure più intenso sentimentalmente: siamo infatti ancora sul fronte inglese, con un soldato (lo stesso della canzone precedente?) che si rivolge ad una donna che non ha mai visto. Lei non sa cos’ha provato nel marciare contro quei nemici, scarsi nel numero ma dallo sguardo spaventoso, unica cosa che ormai ricorda: egli sta infatti morendo e si scusa con la donna, compagna dell’uomo che ha ucciso prima di esalare l’ultimo respiro. Torniamo quindi dalla parte dell’orda guidata da Ubbe, Halvdane e Ivarr, che intanto comincia ad assaltare le mura di York. Introdotta da suoni di macchine d’assedio prima del ritorno dell’epicità maschia di inizio disco, The Siege prosegue molto a lungo, sempre più potente, finché la giornata non si conclude: la città è caduta preda dei vichinghi! La notte cala, gli scontri sono terminati, ma è rimasto ancora qualcosa da fare: vendicare la morte di Ragnar Lodbrok. Su uno sfondo musicale strisciante e che quasi abbandona l’atmosfera epica in favore di toni pressoché orrorifici, ecco quindi un testo che descrive con agghiacciante precisione il coltello che penetra nella schiena di Aelle: “Aquila di sangue, i re muoiono in questa maniera!”. Intitolato appunto Blood Eagle, il brano procede lento e lugubre, quasi a far sentire all’ascoltatore la lunga agonia del re di Northumbria, risultando alla fine l’episodio più oscuro del disco, in cui certo “nessuna luce cristiana brilla”!

Un Ivarr il Senz'Ossa neonato nel telefilm. Non sembra, ma da grande compira imprese grandiose!

Un Ivarr il Senz’Ossa neonato nel telefilm. Non sembra, ma da grande compira imprese grandiose!

Siamo agli sgoccioli, e la conclusiva My Name Will Live On pare quasi essere il testamento di Ivarr, da egli concepito mentre sta morendo. Non ricorda quasi più la terra da cui proviene, ricorda solo il principio dell’invasione: “Una casa del Dio Bianco abbiamo visto in lontananza/Abbiamo attaccato l’abbazia senza paura/Le fiamme crebbero alte verso il cielo/un tributo per il dio con un solo occhio”. La scena torna poi al presente, al campo dei vichinghi, a sorpresa attaccato da un esercito che combatte sotto il segno della croce. Ivarr muore in battaglia, ma i discendenti ne conserveranno la memoria: “Padre e figlio, la gloria vivrà per sempre”. Così, orfani del loro comandante, ma ancora proiettati verso altri campi di battaglia, gli uomini del nord tornano a marciare al ritmo dei corni, mettendo il sigillo alla grandiosa vicenda narrata da questo altrettanto imponente disco, non solo il migliore nella carriera dei Doomsword ma a mio avviso anche uno dei più bei dischi epic metal mai usciti.

E voi? Conoscete Let Battle Commence?

Scritto da Mattia L.
Fonti: Encyclopaedia Metallum
Wikipedia in inglese
Gelataio di professione, scrittore nei sogni, come blogger gestisce Heavy Metal Heaven, una webzine underground, oltre che il blog personale Hand of Doom.